Mario e Silla

Le vittorie dei grandi generali nelle guerre puniche, in Macedonia o in Grecia, avevano fatto diventare questi uomini dei veri e propri leader carismatici, amati dalle loro truppe e dalle folle di Roma. Questa tendenza ebbe il suo culmine nella “guerra civile” tra Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla, protagonisti di un’epoca di crisi, incertezza, mutamenti e sanguinose rivolte. Gaio Mario, grande generale, homo novus e sette volte console, collezionò prestigiose vittorie militari in Africa e riuscì a bloccare ad Aquae Sextiae e ai Campi Raudii i Teutoni e i Cimbri, due pericolosi popoli germanici in marcia verso Roma. Introdusse la paga per i soldati, spingendo all’arruolamento esponenti dei ceti inferiori che si legarono a Mario in un rapporto quasi di tipo personale diventando “soldati di Mario” e non più “soldati di Roma”. Mario e i populares dominarono la scena politica fino all’88 a.C. quando Silla, in una guerra civile per il comando della guerra contro il re del Ponto Mitridate, li sconfisse. Dopo un breve ritorno al potere durante l’assenza di Silla, Mario morì. Lucio Cornelio Silla, dopo aver combattuto contro Mitridate, si liberò degli oppositori facendo uccidere tutti i mariani. Si fece proclamare dittatore a vita e iniziò un’opera di ripristino della Repubblica aristocratica che consisteva nel ridurre le prerogative dei tribuni della plebe, irrigidire la prerogativa del cursus honorum e riassegnare ai senatori il monopolio delle corti. Si dimise nel 79 a.C. morendo l’anno successivo.

Clima culturale

I maggiori punti di riferimento culturale di questo periodo furono il circolo degli Scipioni e il circolo di Lutazio Catulo anche se, la scarsissima quantità di documenti che ci sono pervenuti, ci lasciano pensare ad un involuzione di alcuni genere letterari, in particolar modo il teatro che riscontra un vero e proprio esaurimento di certe caratteristiche di originalità. Al contrario, molto successo riscosse la storiografia che i romani appresero dai greci e si assiste anche alla nascita di studi filologici-eruditi e all’uso costante della tecnica oratoria basata sullo studio della retorica. Ad accrescere l’importanza di quest’ultima furono l’afflusso a Roma di due opposte tendenze provenienti dalla Grecia: l’atticismo, un recupero della semplicità di stile, e l’asianesimo, che tendeva a una prosa gonfia e ampollosa.

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