Concetti Chiave

  • La lingua etrusca non appartiene al ceppo indoeuropeo, un punto concordato tra studiosi che rende difficile la classificazione linguistica.
  • Esistono migliaia di iscrizioni etrusche, molte delle quali sono epigrafi funerarie e votive, tra cui reperti significativi come la tegola di Santa Maria Capua Vetere.
  • L'alfabeto etrusco, derivato da colonie greche, ha influenzato l'alfabeto di diverse popolazioni italiche e ha contribuito all'evoluzione dell'alfabeto latino.
  • Le difficoltà nello studio della lingua etrusca derivano dalla mancanza di confronti linguistici e dalla scarsità di traduzioni effettuate da Greci e Romani.
  • La lingua etrusca, pur scomparendo come scrittura intorno al 10 a.C., ha continuato a vivere attraverso l'uso verbale in contesti religiosi.

La questione della lingua etrusca

Il problema della lingua etrusca costituisce ancora una questione aperta tra gli studiosi. I risultati che abbiamo fino ad ora sono incerti e a volte contraddittori. Solo su di un punto esiste una concordanza: la lingua etrusca non appartiene al ceppo indoeuropeo.

Iscrizioni e reperti etruschi

Ci restano alcune migliaia di iscrizioni in etrusco, graffite, incise su oggetti di terracotta, su metallo o tavolette di argilla oppure dipinte. Nella maggior parte dei casi si tratta di epigrafi funerarie o di iscrizioni votive. Fra quelle di maggior ampiezza, dobbiamo ricordare la tegola di Santa Maria Capua Vetere, il fegato in bronzo ritrovato a Settima, in provincia di Piacenza, e la toga dell’Arringatore, esposta nel museo archeologico di Firenze. La tegola è un calendario religioso che indica tutte le offerte da fare alle divinità e probabilmente faceva parte di un “libro etrusco”, molto più ampio. Il testo più lungo è un manoscritto, trovato ad Alessandria d’ Egitto, costituito da dodici bende di lino che avvolgevano una mummia risalente al periodo greco-romano e ora esposta nel museo di Zagabria. Si tratta di una sorta di “libro di lino”, riportante tutti i rituali in onore di questa o quella divinità. Esso è stato poi tagliato a strisce per poter fasciare una mummia.

L'alfabeto etrusco e la sua diffusione

Gli Etruschi impararono il loro alfabeto dalle colonie calcidesi di Cuma in Campania (= un alfabeto di origine greco occidentale) per trasmetterlo poi a tutte le popolazioni italiche. Anche le culture dell’Italia settentrionale, dal VI secolo a.C. in poi, adottarono la loro lingua all’alfabeto etrusco. Infatti la lingua leponzia, una lingua celtica, parlata nella parte alpina e subalpina della Svizzera è conosciuta solo attraverso alcune iscrizioni che furono redatte nell'alfabeto di Lugano, una delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale derivato dall'alfabeto etrusco. Scritture simili furono usate anche dai Reti e dai Veneti.

Metodi di studio e difficoltà linguistiche

Poiché mancano possibilità di raffronto con altre lingue conosciute, gli studiosi hanno cercato di desumere dalle iscrizioni di più sicura destinazione (per esempio gli ex voto) il significato di quelle parole che con certezza non sono nomi propri, rapportandolo col contenuto di iscrizioni analoghe. Ottenuti risultati quanto più possibile sicuri, si procede con ulteriori iscrizioni, sempre più ampie. Applicando questo metodo, gli studiosi sono giunti a conclusioni pressoché definitive sia per quanto riguarda la fonetica, la grammatica e il lessico. Nonostante questo non si è ancora giunti ad una conoscenza completa della lingua.

Evoluzione e scomparsa della scrittura etrusca

L’alfabeto etrusco si compone di 26 lettere, risalenti con tutta probabilità intorno al 700 a.C., che corrisponde al periodo delle iscrizioni conosciute più antiche e prese in prestito dai Greci di Cuma per poter facilitare le relazioni commerciali fra i due popoli. Tuttavia, gli Etruschi modificarono un po’ la grafia greca per poterla così adattare al loro sistema fonetico. In questo senso, sono state utili le iscrizioni, una sorta di abbecedario, ritrovate nella tomba Marsiliana di Albegna, nel comune di Manciano in Maremma. In un sepolcro fu trovata una tavoletta d'avorio dalle dimensioni molto ridotte con inciso un alfabeto etrusco di ventisei lettere risalente al VII secolo a.C. Tale reperto ci ha fatto anche capire che la lettura e la scrittura erano un appannaggio dell’aristocrazia e queste due capacità conferivano un reale prestigio. Successivamente l’alfabeto fu trasmesso agli Oschi, agli Umbri e ai Romani, per cui quello noi chiamiamo alfabeto latino, in realtà è un alfabeto etrusco adattato. Infatti, la terza lettera è una “C” e non un γ, come in greco. Molto spesso gli Etruschi scrivevano da destra a sinistra e qualche volta da sinistra a destra. Intorno al 10 a.C., la loro scrittura scompare, ma continua ad essere adoperata verbalmente in ambito religioso e all’inizio dell’era cristiana. Gli studiosi non hanno difficoltà a capire i testi brevi perché sono più semplici e ripetitivi, ma non si può dire la stessa cosa per i più lunghi perché non è possibile fare un raffronto con le altre lingue parlate nel bacino mediterraneo. D’altra parte mancano testimonianze di una letteratura profana che i Greci e i Latini si limitano a ricordare: infatti, Varrone parla di uno scrittore di tragedie etrusco, Volnius, e l’imperatore Claudio fa allusione a degli storici.

Caratteristiche linguistiche e traduzioni limitate

Si tratta di una lingua agglutinante in cui i suffissi si aggiungono alla fine della parola, invece di fondersi all’interno di essa, come succede nel basco, nel turco o in molte lingue non indoeuropee. Per esempio: figlio = clan, i figli = clenar, ai figli = clenarasi. Le difficoltà derivano anche dal fatto i Greci e i Romani si limitarono a tradurre soltanto circa 60 parole, poiché consideravano gli Etruschi come dei Barbari. Sappiamo che nel I secolo a.C. furono tradotti in latino i testi divinatori che però andarono persi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale caratteristica della lingua etrusca rispetto ad altre lingue?
  2. La lingua etrusca non appartiene al ceppo indoeuropeo, un punto su cui gli studiosi concordano, rendendola unica rispetto ad altre lingue conosciute.

  3. Quali sono alcuni dei reperti etruschi più significativi?
  4. Tra i reperti etruschi di maggior rilievo ci sono la tegola di Santa Maria Capua Vetere, il fegato in bronzo di Settima e la toga dell’Arringatore, che offrono importanti informazioni sulla cultura etrusca.

  5. Come si è diffuso l'alfabeto etrusco?
  6. L'alfabeto etrusco, appreso dalle colonie calcidesi di Cuma, è stato trasmesso a diverse popolazioni italiche, influenzando anche le lingue dell'Italia settentrionale a partire dal VI secolo a.C.

  7. Quali sono le difficoltà nello studio della lingua etrusca?
  8. La mancanza di possibilità di raffronto con altre lingue e la scarsità di testi lunghi rendono difficile la comprensione completa della lingua etrusca, nonostante gli studi abbiano fornito risultati su fonetica, grammatica e lessico.

  9. Quali sono le caratteristiche linguistiche dell'etrusco?
  10. L'etrusco è una lingua agglutinante, in cui i suffissi si aggiungono alla fine delle parole, e presenta difficoltà di traduzione, poiché solo circa 60 parole sono state tradotte dai Greci e dai Romani.

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