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La legislatura di Solone

Solone è il nome del secondo dei tre grandi legislatori dell’Atene antica, successivo a Dracone e precedente a Clistene. Il suo operato è da collocare tra il 594/593, secondo Diogene Laerzio, o trai il 592/591, secondo “La costituzione degli Ateniesi” di Aristotele.
La riforma soloniana fu duplice in quanto operò sia sul piano sociale sia su quello costituzionale e ha origine dalla necessità di fronteggiare la crisi causata dalla gravosità dei debiti che costringeva i coltivatori delle terre dei grandi possessori erano costretti a farsi loro schiavi, non riuscendo a pagare il dovuto canone d’affitto.
A questo proposito il legislatore ordinò la così detta “steisàkteia” cioè lo scuotimento dei pesi (dunque la libertà dai cippi che incatenavano i poveri coltivatori); questo provvedimento comportava il divieto di porre un’ipoteca sulla propria libertà in caso del mancato pagamento di debiti. In questo modo era evitata vendita degli schiavi in esubero fuori dall’Attica, dunque si prevenne il problema di un’eventuale crisi demografica.

Inoltre Solone svalutò la moneta corrente del trenta per cento in modo tale da far diminuire di altrettanto gli stessi debiti degli “hektémoroi” (coloro che lavorano la terra per conto dei ricchi), anche se il canone era solitamente costituito dalla consegna di 1/6 della produzione del terreno stesso.
Sul piano politico-costituzionale il legislatore crea una costituzione di tipo timocratico (basata cioè sul censo) in cui le cariche più importanti erano riservate ai pentacosiomedimni, coloro che avevano una rendita annua di cinquecento medimni di frumento o cinquecento metreti di olio o vino, e ai cavalieri, che possedevano trecento medimni annui, mentre le cariche meno importanti spettavano ai zeugiti, possidenti di una coppia di buoi, poca rilevanza sociale avevano inveci i teti, che costituivano la massa popolare. A questi ultimi tuttavia la costituzione soloniana consentiva la partecipazione all’ecclesia, un’assemblea popolare di cui fu fondatore o massimo potenziatore lo stesso Solone.
La più grande critica mossa fin dai primi tempi a questo legislatore fu quella di aver operato soltanto delle mediazioni e dunque di non aver risolto del tutto le problematiche che tentò di affrontare nel corso del suo arcontato. Tra queste, evidente è la ferma negazione alla richiesta popolare di una spartizione delle terre, che avrebbe posto fine per lungo tempo al malcontento degli strati più poveri, ma che costituivano la gran parte della popolazione, dell’Atene del VI secolo.

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