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La leggenda della venuta di Enea In Italia


La vicenda leggendaria della venuta in Italia del troiano Enea, figlio di Anchise e della dea Venere, si consolida già nel III secolo a. C. con i poeti Nevio ( autore del Bellum Poenicum) ed Ennio (autore degli Annales). Secondo le tradizioni raccolte e fatte proprie da questi scrittori, l’eroe Enea sarebbe fuggito da Troia in fiamme, dopo la conquista da parte degli Achei e sarebbe giunto, al termine di un viaggio, presso le coste dell’Italia, nella zona corrispondente al Lazio.

Nevio fa di Enea il nonno di Romolo, restringendo quindi in modo notevole la distanza cronologica fra il disastro di Troia e la fondazione di Roma; lo stesso Nevio attribuisce ad Enea una storia d’amore con Didone, regina fenicia fuggita dalla nativa Tiro e fondatrice della città di Cartagine, presso la quale l’eroe troiano avrebbe trovato ospitalità nel corso dei suoi spostamenti verso l’Italia.

A Troia Enea era sposato con Creusa, che però non sopravvisse alla distruzione della città: probabilmente morì durante la fuga da essa. Enea aveva avuto un figlio da Creusa: Iulo (o Ascanio), che arrivò con il padre in Italia e che fu considerato dalla tradizione come il fondatore della città di Alba Longa e come il capostipite della Gens Iulia (stirpe da cui derivava lo stesso Cesare Ottaviano Augusto).
Enea, una volta giunto in Italia, in seguito ad un conflitto vittorioso con le popolazioni indigene del Lazio, si sposò una seconda volta con Lavinia, figlia di Latino, re del popolo dei Laurenti.
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