La fine dell'indipendenza per Israele


La situazione venutosi a creare all'interno della società ebraica e sotto il regno di Salomone, si protrasse fino alla metà circa dell'VIII secolo a.C., quando il regno di Israele fu conquistata dagli assiri (720 a.C.), che lo ridussero a propria provincia. Sorte analoga toccò nel 586 a.C. al regno di Giuda: Nabucodonosor, re di Babilonia, prese e distrusse e Gerusalemme, deportandone la corte, sacerdoti artigiani, e dando inizio alla cosiddetta "cattività babilonese" (dal latino captivus cioè prigioniero). La prigionia babilonese, durata fino alla 539 a.C., quando il re persiano Ciro II consentì agli ebrei di ritornare nella loro terra, rappresenta per il popolo ebraico l'inizio di un lungo travaglio spirituale, dal quale la religione stessa uscire profondamente e trasformata in termini di rigore e di interiorità. Nel 331 a.C. la Palestina passò sotto il dominio dell'impero macedone, per essere poi assegnata, alla morte di Alessandro magno, prima Tolomeo I re di Egitto, quindi, nel 198 a.C., ad Antioco III re di Siria i cui discendenti vollero imporre la loro cultura e i loro riti agli ebrei: la potente famiglia dei Maccabei insorse (168 a.C.) e la sua ribellione portò alla creazione di un regno indipendente. Nel I secolo a.C. la Palestina entro infine nella sfera di influenza romana, finché nel 6 d.C. Ne divenne a tutti gli effetti una provincia.

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