pexolo di pexolo
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Flaminino, dopo aver sconfitto Filippo V a Cinocefale, durante i giochi olimpici di Corinto (giochi panellenici, un momento di confronto sportivo ma anche di alleanze politiche, in cui ognuno partecipava economicamente) proclama la libertà di tutta la Grecia dal giogo macedone (196 a.C.) e tutte le Leghe greche vanno ad offrire l’alleanza a Roma: la sua fu una mossa politica spettacolare, confermata dal ritiro in buon ordine di tutte le truppe romane dal suolo greco (194 a.C.), che mostra Roma come una potenza disinteressata che viene a proteggere i poveri e gli eremiti, coloro che possono subire affronti dai re vicini (i romani si presentano come liberatori; in realtà, non possedendo un esercito di mercenari, ma di cittadini, essa non poteva permettersi di mantenerli in Grecia); dunque la Grecia, che fino ad allora aveva prodotto scritti antiromani, che aveva parteggiato per Annibale, adesso che i Romani scrivono in greco per difendersi dalla loro ostilità (tutto nel giro di pochi anni), accetta che Tito Quinzio Flaminino ne proclami la libertà. Questo gesto cambia radicalmente l’atteggiamento negativo della Grecia, come era stato finora, nella speranza di vedere in Roma la potenza capace di proteggerla dai sovrani nemici; il successo del console romano fu anche la dimostrazione di aver appreso alla perfezione l’arte della retorica.

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