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Aureliano (270 275 d.C.): la ricostituzione dell’unità imperiale

Pur nella situazione di instabilità delineata, a poco a poco l’Impero era riuscito a ricomporsi. I Germani furono sconfitti in una serie di grandi battaglie che riportarono la frontiera sul Reno e sul Danubio. A guidare la riscossa furono due comandanti militari di origine balcanica che avevano costruito la loro carriera nell’esercito sin dai gradi inferiori: Claudio II (imperatore dal 268 al 270 d.C.) che annientò un esercito di Goti in una grande battaglia presso la città di Naisso, nella Mesia superiore e fu quindi soprannominato “il Gotico” e Aureliano (imperatore dal 270 al 275 d.C.) che, ponendo fine ai regni autonomi delle Gallie e di Palmina nel 273 d.C.), tornò a riunire sotto il suo dominio tutto l’Impero.

Per difendere Roma dalle incursioni barbariche che sembravano minacciarla, Aureliano nel 271 d.C. aveva dato inizio alla costruzione delle cosiddette “mura aureliane”. Fu durante una sua repressione di disordini avvenuti ad Alessandria d’Egitto che andò a fuoco la biblioteca di Alessandria, con i suoi tesori di culture: un’altra delle colonne portanti della civiltà antica scomparve così per sempre (sebbene, secondo altri, la biblioteca di Alessandria sarebbe stata distrutta solo molto più tardi, al tempo dell’espansione araba).

Aureliano fu ucciso in una congiura nel 275 d.C.; tra i suoi successori vi furono Tacito (un discendente del grande storico), che regnò dal 275 al 276 d.C., e Probo (276 – 282 d.c.), che sconfisse ripetutamente i Vandali e altre popolazioni germaniche. Infine il potere giunse nelle mani di un generale proveniente dalla Dalmazia, Diocleziano, che avrebbe conservato il trono per lungo tempo (dal 284 al 305 d.C.) e così attuato una profonda riorganizzazione dell’Impero.

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