Erectus 4209 punti

Le guerre di espansione e la società romana nel II secolo a.C.


A seguito delle guerre puniche e delle guerre contro i regni ellenistici, verso la fine del II secolo a.C., Roma aveva esteso il suo dominio su tutto il Mediterraneo e, nel frattempo, essa stava cambiando profondamente. Proprio dalle numerose guerre di conquista, alcune persone si erano arricchite, altre, invece, si erano talmente impoverite da ridursi alla miseria.
Durante le guerre, il Senato aveva rafforzato il proprio potere politico. Esso, di fatto, dirigeva la vita politica perché durante le ostilità aveva il compito di assumere decisioni in merito alle imprese militari da effettuare e alla pace da trattare.
Dalle guerre trassero vantaggio anche i cavalieri, cioè coloro che fornivano la cavalleria all’esercito. Già ricchi, essi lo diventarono ancora di più, acquistando nuove terre recentemente acquisite da Roma. Essi riuscirono ad accumulare enormi ricchezze perché, secondo la prassi, ottennero, in qualità di privati, lo sfruttamento delle miniere, la costruzione di opere pubbliche e la riscossione delle tasse. Utilizzavano poi il ricavato da queste attività per acquistare altre terre e quindi per diventare sempre più facoltosi. Ecco perché, all’interno della stessa classe dirigente esisteva un forte squilibrio: da una parte un senato che deteneva il potere politico e dall’altra i cavalieri (banchieri, commercianti) con un enorme peso economico a cui però non corrispondeva un ruolo politico adeguato.
Un’altra conseguenza delle guerre fu la modifica della distribuzione delle terre. Molti piccoli proprietari erano partiti in guerra e al loro ritorno avevano trovato le loro terre abbandonate o saccheggiate dai nemici, come nel caso dell’occupazione di Annibale a capo dell’esercito cartaginese. Inoltre l’espansione romana nel Mediterraneo fece affluire sui mercati romani dei cereali a basso costo. l
Di solito, una parte dei nuovi territori conquistati diventava proprietà dello Stato che la dava in concessione ai cittadini romani più ricchi. Alla morte di questi ultimi, le terre avrebbero dovuto ritornare in mano allo Stato, m,a questo non avveniva mai. Prertanto, col tempo, si costituirono delle enormi proprietà terriere chiamate “latifondo”.
La creazione dei latifondi ebbe delle conseguenze sulla vita sociale molto significative. Per lavorare i latifondi i proprietari avrebbero potuto ricorrere ai contadini, costretti a vendere le loro piccole proprietà erano in cerca di lavoro. Tuttavia, visto che dovevano essere pagati ed che avevano anche alcuni diritti, per questo assumerli non sarebbe stato molto conveniente. Fu deciso, allora, di far lavorare i numerosi prigionieri deportati a seguito delle recenti guerre. Essi avevano un costo molto basso, potevano essere sfruttati senza alcun limite, non dovevano essere retribuiti e non avevano alcun diritto.
La presenza di un elevatissimo numero di schiavi nella società romana, fece cambiare anche il rapporto fra di essi ed i nuovi padroni. Se al tempo del sistema patriarcale (capo famiglia + figli), di fatto, gli schiavi erano trattati come personale di famiglia, con l’estensione del latifondo essi erano trattati come un semplice strumento di produzione, da sfruttare agli estremi. Quando non erano più in grado di lavorare venivano abbandonati a se stessi. Ecco perché ben presto si cominciò a parlare di rivolta degli schiavi, soprattutto nell’Italia meridionale. In alcuni casi, i campi furono incendiati ed i padroni furono uccisi.
Poiché, per motivi di convenienza, nei latifondi venivano utilizzati soltanto gli schiavi, i contadini rimasti senza nulla, cominciarono ad affluire nelle città, costituendo così una massa proletaria urbana di notevole dimensione a cui il governo elargiva delle distribuzioni di grano. Per distrarre queste folle, lo Stato era anche solito organizzare feste e giochi vari.
Queste modifiche nell’assetto della società romana ebbe anche delle ripercussioni sull’esercito. Infatti, in base alla riforma centuriata potevano entrare a far parte dell’esercito solo coloro che possedevano delle terre e il proletariato, molto numeroso, ne era escluso. Questo portò ad una notevole diminuzione degli effettivi arruolati.
L’aumento del proletariato ebbe anche un’altra conseguenza: la formazione delle clientele e quindi la degenerazione della vita politica. Molti disoccupati, per sopravvivere, chiedevano protezione alle grandi famiglie di cui diventavano clienti. In cambio, essi partecipavano alle assemblee votando secondo le indicazioni dei loro protettori per cui le assemblee cominciarono a non rispettare più la volontà del popolo.
Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove