Iconoclastia


L'iconoclastia (dal greco eikón, icona, cioè immagine, e klázo, cioè spezzo, distruggo), è la lotta contro il culto delle immagini sacre. La controversia si diffuse nelle regioni orientali dell'impero, in cui più forte era l'influenza delle altre grandi religioni monoteiste, l'Ebraismo e il neonato Islamismo, che vietavano la raffigurazione della divinità.

Al contrario, a Bisanzio e nei territori occidentali dell'impero sul solco della tradizione greco-romana, il Cristianesimo rappresentava nelle immagini sacre Gesù Cristo, la Vergine, personaggi biblici santi.
Gli iconoclasti iniziarono dunque a considerare i Cristiani "tradizionalisti" adoratori di pure immagini e propagatori di ignoranza e superstizione. La controversia assunse toni drammatici quando salì al trono bizantino Leone III Isaurico, che nel 726 ordinò la distruzione di tutte le icone sacre, condannate come idolatria, giungendo a una vera e propria repressione contro i monaci che si erano ribellati.

Nel frattempo papa Gregorio II (715-731), nonostante fosse in teoria suddito dell'imperatore d'Oriente, condanno l'iconoclastia e, nel 731, scomunicò Leone III, confermando la tendenza della Chiesa si Roma a liberarsi della tutela religiosa e politica di Bisanzio.
La guerra civile henerata da questo scontro si concluse solo nel 741 alla morte di Leone III con la definitiva sconfitta degli iconoclasti.

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