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La guerra del Peloponneso


La guerra del Peloponneso, che si combatte dal 431 al 404 a.C. , vede come protagonisti Atene e Sparta, entrambe organizzate in due alleanze: Atene, che con la Lega di Delo riunisce intorno s sé tutte le sue città alleate. Invece le città alleate di Sparta costituiscono la Lega del Peloponneso. Le cause sono da individuare nel desiderio di Atene di espandere il proprio dominio, il che provoca una grande rivalità fra le due città. Essa si conclude con la vittoria di Sparta per cui Atene è costretta a ridurre la sua flotta navale a 12 triremi, a rinunciare ai propri territori e ad accettare di essere governata da un governo filo spartano.
La guerra si sviluppa in 3 fasi:
Durante la 1.a fase Atene è assediata dall’esercito spartano, ma Atene resiste. Purtroppo ad Atene scoppia la peste a causa della quale muore Pericle. Questa fase termine con la battaglia di Anfipoli nel 422 e con la pace di Nicea nel 421che, però viene definita “pace armata”
La seconda fase inizia con l’attacco di Siracusa, alleata di Sparta, da parte della flotta ateniese, intervenuta in appoggio di Segesta. Veramente, ad Atene non tutti erano d’accordo per riprendere la guerra. Il partito a favore della guerra era capeggiato da Alcibiade, figlio di Pericle, con una grande capacità oratoria, anche disonesto Nel 415, prima della partenza della flotta, si ha l’episodio della mutilazione delle statue sacre (= erme). Le erme erano delle statue quadrangolari con la testa del dio Ermete, poste lungo le strade di Atene per proteggere gli abitanti e, per questo, erano considerate sacre. Il giorno prima della partenza del corpo di spedizione inviato in Sicilia per combattere contro Siracusa, le erme furono mutilate da sconosciute; il popolo interpretò questo fatto come un annuncio di sciagure e molti erano del parere che la spedizione in Sicilia non avrebbe dovuto aver luogo. La flotta partì lo stesso, ma fu costituita una commissione con il compito di indagare ed individuare il colpevole. La flotta ateniese era appena arrivata in Sicilia quando giunse la notizia che Alcibiade era coinvolto nella mutilazione delle erme. Egli si dichiarò innocente, ma comunque di essere pronto a rientrare in patria per essere giudicato. Invece tradì Atene e si rifugiò a sparta, mettendosi a servizio dell’esercito nemico. Pare che questo episodio di cui fu incolpato Alcibiade, in realtà fosse stato un mezzo per provocare la rivolta del popolo per opporsi ad Alcibiade ed abbattere il governo ateniese.
A seguito alla diserzione di Alcibiade, l’esercito ateniese si trovò allo sbando e subì una grave sconfitta nel 413.
La terza fase riprende nello stesso anno. Anche questa è favorevole a Sparta. Infatti Sparta occupa la fortezza di Decelea, impedendo così ad Atene di approvvigionarsi per via terra. Inoltre su consiglio di Alcibiade Sparta stringe un’alleanza con i Persiani, tagliando così ad Atene la possibilità di rifornirsi via mare. Nel 411, un colpo di stato porta ad Atene un regime antidemocratico. Un gruppo di marinai, sotto la guida di Trasibulo si oppone e chiede ad Alcibiade di lasciare Sparta e ritornare dalla di Atene, Alcibiade accetta e con Trasibulo riporta diverse vittorie con l’esercito spartano. Tuttavia ben presto Alcibiade muore, assassinato da sparta. Dopo una prima vittoria ateniese nella battaglia di Arginuse del 406, Sparta sconfigge definitivamente Atene ad Egosotamio nel 505. La guerra del Peloponneso è così finita.
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