La guerra del Peloponneso

L’ambizione e il dinamismo che caratterizzarono Atene in seguito alle Guerre Persiane iniziarono presto d infastidire Sparta e i suoi alleati. Gli ateniesi avevano cercato di mantenere i più buoni rapporti con Sparta, perseguendo una linea politica che andava in contro ai democratici più convinti, ma a partire dal 460 a.C. le cose cambiarono: Cimone fu ostracizzato e l’odio per i persiani divenne secondario e venne ad aumentare la tensione, appunto, con Sparta e le altre città alleate, soprattutto Corinto.
No erano mancati certo i tentativi di evitare lo scontro: nel 446 fu firmata una pace trentennale tra Sparta e Atene, ma nonostante questo, quando nel 431 a.C. si giunse alla battaglia, nessuno fu colto di sorpresa. La guerra, chiamata sin dall’antichità Guerra del Peloponneso, vide protagoniste le due potenze greche Sparta e Atene e i rispettivi alleati ed ebbe una durata di 27 anni. Il suo svolgimento viene solitamente suddiviso in tre fasi principali:

1^ fase, o guerra archidamica (431-421 a.C.)
2^ fase, (421-413 a.C.)
3^ fase, guerra ionica, poiché fu combattuta in Asia minore (413-404 a.C.)
Tucidide distinse le cause dello scoppio della guerra in due gruppi, ancora oggi utilizzati, ovvero le cause immediate, dichiarate e quelle invece che stanno all’origine. In questo caso la causa da cui si origina lo scontro è certamente l’accrescimento della propria potenza da parte di Atene che spaventava Sparta; le cause che invece fecero da pretesto riguardarono prevalentemente Corinto e furono inizialmente il rapporto che Atene aveva con Corcira e Potidea (legate a Corinto) e, infine, il decreto megarese con il quale, nel 432 a.C., Atene proibiva alle navi di Megara (alleata di Corinto) l’accesso a tutti i porti della Lega di Delo.
I Corinzi si rivolsero allora agli spartani e li convinsero ad entrare in guerra nella primavera del 431 a.C. questo scontro si differenzia da tanti altri per il fatto che coinvolse tutte le poleis e che ebbe le caratteristiche di una guerra di logoramento poiché vi furono poche battaglie campali e molti episodi minori che no ebbero esiti decisivi.
Poiché Atene era molto potente sul mare, grazie alla sua flotta, Pericle decise che non avrebbe mai dovuto accettare uno scontro sulla terraferma, dove Sparta era imbattibile: la loro flotta poteva procurargli gli approvvigionamenti necessari e permetteva loro di compiere sbarchi improvvisi al fine di mettere in difficoltà gli avversari, che si sarebbero finalmente arresi.
Archidamo allora, condottiero di Sparta, invase durante l’estate l’Attica e Pericle convinse allora gli ateniesi ad abbandonare i campi alla devastazione ed a rifugiarsi all’interno delle Lunghe Mura, che partivano dal centro di Atene e arrivavano fino a Pireo. In questo modo non vi era pericolo di soffrire la fame, ma per gli ateniesi furono comunque dure da sopportare le ripetute invasioni che Sparta effettuò tutte le estati nei primi anni della guerra. Nel 430 a.C. scoppiò però un’epidemia di tifo, che portò alla morte di diverse migliaia di ateniesi, tra cui Pericle. Atene ebbe però una reazione vigorosa e, sotto la guida del leader popolare Cleone, fu adottata una strategia aggressiva che li portò, nel 425 a.C. a catturare presso l’isoletta di Sfacteria 120 Spartiati che furono poi condotti prigionieri ad Atene.

Gli Spartani poterono avere la rivincita quando andò prese il comando Brasida, il quale spostò lo scontro fuori dal Peloponneso, nella penisola Calcidica: qui ottenne varie vittorie conquistando città importanti, minando così al prestigio che Atene esercitava in quella zona. Atene inviò allora un esercito comandato da Cleone in Calcide, ma nello scontrò che si consumò sotto le mura di Anfipoli, morirono sia Brasida che Cleone e fu così firmata una pace cinquantennale, chiamata Pace di Nicia.
Nonostante la pace, Atene continuava a covare sogni di egemonia globale e di ampli azione dell’impero. Queste aspirazioni furono incarnate da Alcibiade, lontano parete di Pericle avente un carisma straordinario. Inizialmente Alcibiade si fece promotore di un’alleanza antispartana con Argo e altre poleis, ma con la pesante sconfitta nel 418 a.C. a Mantinea, la coalizione si sciolse. Allora egli convinse gli Ateniesi ad intraprendere una spedizione in Sicilia, al fine di conquistarla e eventualmente di ampliare l’impero a Occidente.
Non era la prima volta che la Sicilia entrava nella politica estera dell’Attica; infatti, era una grande produttrice di grano, di cui l’Attica scarseggiava, e c’era il pericolo che stringesse un’alleanza con Sparta, data anche la comune origine dorica, mettendole a disposizione le sue ingenti forze. La spedizione fu preparata accuratamente, nonostante non fossero tutti convinti che fosse una saggia idea, e il comando delle 130 navi fu affidato alo steso Alcibiade, Nicia e Làmaco.

Poco prima della partenza della spedizione, accadde ad Atene un fatto che sconvolse la popolazione: durante la notte furono mutilate le Erme, le statuette di Ermes poste agli angoli delle strade. La colpa fu addossata ad Alcibiade, che propose di svolgere immediatamente il processo; fu però lasciato partire per non danneggiare la spedizione. Nel 415 a.C. partì quindi come previsto l flotta ateniese alla volta della Sicilia e, svoltosi il processo ad Atene, pochi mesi più tardi Alcibiade, già sbarcato in Sicilia, venne raggiunto da una nave ateniese per essere accusato formalmente ed essere riportato in patria. Durante il viaggio di ritorno però egli preferì rifugiarsi dai suoi nemici, a Sparta, poiché riteneva che l’accusa fosse frutto di delle rivalità con i suoi oppositori politici.
La spedizione, che sin dagli inizi era sembrata promettente, si arenò nel corso del 414 a.C. poiché Sparta, sotto consiglio di Alcibiade; aveva inviato lo spartiata Gilippo per bloccare ‘avanzata ateniese. Nonostante l’ulteriore spedizione di rinforzi la situazione non vide nessun migliora mete e, nel 413 a.C., l’esercito ateniese fu definitivamente sbaragliato presso il fiume Assinaro e i soldati furono presi prigionieri e costretti ai lavori forzati nelle latomie.
La guerra nel frattempo era totalmente ripresa e, sotto consigli Alcibiade, gli Spartani la finirono con le invasioni stagionali dell’Attica e occuparono stabilmente il forte di Decelea, vicino ad Atene. Inoltre, Alcibade, convinse i Persiani a finanziare la costruzione di una grande flotta, in modo da poter contrastare quella ateniese che, comunque, sul mare sembrava imbattibile quanto l’esercito di Sparta sulla terra.
Approfittarono di questo momento di difficoltà alcuni aristocratici ateniesi che, guidati dal nobile Antifonte, provarono a re instaurare un regime oligarchico (governo dei 400) che avrebbe limitato la cittadinanza a 5000 cittadini. La reazione dei democratici ateniesi però, cui sui unì presto lo stesso Alcibiade, fece in modo che fosse immediatamente ripristinata la democrazia. Dopo alcuni successi sul mare poi, Alcibiade tornò definitivamente ad Atene, acclamato al pari di un sovrano.


Negli anni successivi Atene compii una serie di scelte che influenzarono in modo molto negativo le sorti della guerra. Nel 407 a.C. la flotta di Sparta, al comando di Lisandro, riportò una vittoria in una battaglia di piccole proporzioni, ma di grande valor simbolico, al seguito della quale i nemici di Alcibiade approfittarono per rimuoverlo dal suo ruolo e lui, temendo un nuovo processo, ritenne più saggio fuggire di nuovo e si rifugiò nel Chersoneso Tracico. Nel 406 a.C. poi la flotta di Atene riportò un’importante vittoria nella battaglia presso le isole Arginuse, ma gran parte degli stratega fu processato e condannato a morte per non aver soccorso i compagni naufragati in mare. Poco dopo, presso gli Egospotami, la flotta in secco ateniese fu sorpresa da Lisandro , che la distrusse completamente. Poiché la flotta ateniese era stata distrutta, e l’intera Attica era assediata dagli Spartani, ad Atene non rimase altro da fare se non arrendersi.
Le condizioni che Sparta impose ad Atene furono dure: gli ateniesi avrebbero dovuto abbattere le mura che collegavano Atene al Pireo, ricostruire una parte limitata della flotta e concedere agli esuli d tornare in patria; erano inoltre sotto il controllo di Sparta e sarebbero stata inviata una guarnigione spartana per controllare che fossero rispettati gli accordi. La città in cambio fu risparmiata, al contrario di ciò che avevano proposto gli alleati di Sparta, tra cui Corinto e Tebe. Sparta era uscita vincitrice dalla Grande Guerra.

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