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La Guerra giudaica - Una lotta per l’indipendenza

La ribellione giudaica contro Roma fu una vera guerra di popolo, combattuta con accanimento feroce: essa fu la sola grande ribellione etnica nella storia dell’Impero romano. La situazione in quella regione era tesa da molti decenni; i Romani governavano la Palestina tramite piccoli governatori locali (il più importante fu Erode, tetrarca di Giudea), ma mantenevano una guarnigione militare e un procuratore che di fatto deteneva l’autorità. Nella popolazione covava però forti sentimenti di indipendenza nazionale, alimentati dalla miseria generalizzata, dall’attività propagandistica di sette religiose integraliste (come i farisei) che aizzavano il popolo, lamentando vere e presunte provocazioni romane, e dal malcontento popolare verso la classe dominante, imbevuta di cultura greca e incline a un accordo con i dominatori romani.

Nel 67 d.C., sotto il regno di Nerone, la ribellione esplose violentissima e il potere fu preso dalla fazione più intransigente. I Romani non volevano rassegnarsi alla perdita di una regione strategicamente importante e a reprimere la rivolta inviarono Vespasiano, a capo di un grande esercito; le operazioni furono rallentate dalla guerra civile provocata dalla successione a Nerone, ma dopo che Vespasiano venne proclamato imperatore, esse ripresero con energia sotto la guida di Tito.

Le vicende di questa guerra furono narrate da uno storico ebraico, Flavio Giuseppe, che scrisse in lingua greca una Storia della guerra giudaica; Giuseppe era stato tra i capi dell’insurrezione, ma durante la guerra venne catturato e accettò di unirsi allo stato maggiore di Tito. Egli poté quindi seguire gli eventi e ne lasciò un resoconto fedele, per quanto condizionato dal descrivere favorevolmente il comportamento di Tito. L’episodio culminante della guerra fu la distruzione di Gerusalemme, espugnata dopo molti mesi di durissimo assedio (70 d.c.).

Ecco il racconto di Flavio Giuseppe: “I Romani, impadronitisi delle mura, piantarono sulle torri i loro stendardi e inneggiarono alla vittoria…poi si riversarono per le strade con le spade in pugno, trucidando chiunque incontrassero, e se qualcuno cercava scampo rifugiandosi in qualche casa, vi danno fuoco con tutte le persone che erano dentro… Gerusalemme era avvolta dalle fiamme: la città, durante l’assedio, aveva patito tanti mali che, se avesse goduto di altrettanti beni dal momento della sua fondazione, sarebbe stata senz’altro invidiata”.
Gerusalemme fu rasa al suolo e le comunità ebraiche disperse per le varie città dell’Impero furono multate per aver sostenuto la rivolta: con la distruzione di Gerusalemme aveva inizio la diaspora della nazione ebraica.

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