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Grecia – Uniti e divisi

L'autonomia di ogni singola polis era ritenuta un principio intoccabile, e l'ipotesi dell'unione di più poleis in un unico Stato era assolutamente inaccettabile.
Alcuni studiosi ritengono che la frammentazione politica dipendesse dalle caratteristiche geografiche della Grecia, con i suoi territori frammentati e divisi dal mare e dalle montagne. Ma la spiegazione più credibile è un'altra: la polis era un organismo basato sulla partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica e per garantire la massima partecipazione era necessario che il territorio della polis non fosse troppo grande, e che gli spazi della vita politica fossero raggiungibili anche dai cittadini che vivevano nelle campagne. L'eccessiva crescita del territorio e l'unione di più città in unico Stato avrebbero dunque determinato la fine della polis.
Ciò che univa i Greci non era la politica, ma la cultura. Essi si riconoscevano nell'appartenenza comune all'Ellade (la “Grecità”), intesa come un insieme di genti accomunate dalla stirpe, dalla lingua, dalla religione, dai modi di vita.

Questo insieme di elementi distingueva anzitutto i Greci dai barbari, vale a dire da tutti gli altri popoli, accomunati dal fatto di parlare lingue incomprensibili, appunto una specie di “bar-bar-bar”. Tutti i barbari erano considerati inferiori, fossero essi i civilissimi Egizi o i rudi montanari traci. I barbari erano tali soprattutto perché erano sudditi di sovrani che li governavano con poteri assoluti. Apparivano come servi dei loro despoti. I Greci, al contrario, si giudicavano superiori perché uomini liberi, cittadini di uguali diritti, che si autogestivano nella polis.

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