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Crisi delle poleis e ascesa della Macedonia

Sparta aveva vinto la guerra del Peloponneso solo perché aiutata dalla Persia. Per questo il suo dominio sul resto della Grecia non poteva durare a lungo. Nel 371 a.C. fu sconfitta da Tebe (alleata di Atene Corinto e Argo) grazie all’abilità di due generali tebani, Pelopida e Epaminonda. Tebe conquistò così il ruolo di prima polis dell’Egeo.
Anche in questo caso la supremazia di Tebe fu effimera; dopo che nel 362 a.C. Epaminonda morì in uno scontro con gli eserciti spartano e ateniese, Tebe perse il proprio dominio. Le rivalità e le incessanti guerre continuavano a indebolire le poleis greche, che diventavano sempre più fragili. Ne approfittò Filippo II, re della Macedonia, una regione a nord della Grecia, prevalentemente montuosa e estremamente povera. Dopo aver rafforzato e organizzato il suo regno, Filippo, che era un sovrano intelligente ed abile politico, decise di attaccare le città della Grecia. Sua arma vincente era la terribile falange macedone: grazie ad essa, Filippo sbaragliò l’esercito greco a Cheronea nel 338 a.C. Filippo non distrusse Atene ma assunse l’egemonia in vista della pace comune: le poleis greche dovevano riconoscerlo come sovrano e impegnarsi a non farsi guerra tra di loro, infatti fondò la Lega di Corinto, il cui scopo era unire greci e macedoni contro i persiani.

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