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I grandi imperatori della decadenza


Al principio del terzo secolo appaiono i primi segni della decadenza. Col passare dei decenni il processo di decadimento diviene più rapido e il mondo romano pare avviato alla rovina. Un Imperatore, Diocleziano, attuò alcune importanti riforme onde dare allo Stato una nuova vitalità. Ma tutto fu inutile e i cambiamenti politici e amministrativi si rivelarono inefficaci. Il male era ben più grave di quello che Diocleziano potesse supporre, e non vi era rimedio: la civiltà che noi ora diciamo antica volgera al tramonto.
L’anarchia militare: I successori dei Severi regnarono, per lo più, per breve tempo e morirono quasi tutti di morte violenta. Essi erano eletti dalle legioni e dalle legioni erano deposti o trucidati. I soldati ormai erano arbitri della cosa pubblica e sovente innalzavano al trono imperiale persone indegne o inette o rapaci. Mancava un governo efficiente e l’Impero era il regno del disordine.
Gli imperatori illirici: Nella seconda metà del III secolo alcuni imperatori, nati nell’Illiria, riuscirono a riassestare, sia pure solo temporaneamente, lo Stato romano: Claudio II (268-270 d. Cr.) ricacciò i Goti oltre il Danubio; Aureliano (270 – 275 d. Cr.) respinse nuove ondate di barbari e cinse Roma d’una cerchia di mura per meglio difendere la città nel caso di un attacco diretto da parte dei Germani. Molti tratti di quelle mura sono tuttora in piedi.
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