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La storia del Giappone

Per secoli la struttura sociale del Giappone è stata molto simile a quella del feudalismo europeo del primo Medioevo. Al vertice c'era l' imperatore, di origine divina, ma senza potere; gli era secondo, nella gerarchia, il primo ministro, detto shogun, vero detentore del potere; venivano poi i nobili feudatari militari, la nobiltà di corte e i samurai, proprietari di terre e guerrieri di professione.
Il Giappone ha mantenuto sempre la propria indipendenza, restando quasi del tutto chiuso alla penetrazione occidentale fino al 1854, anno in cui si firmò un "trattato di amicizia" con gli Stati Uniti. Seguirono diversi accordi con altre potenze, accolti con alterne vicende. In ogni caso, da allora il Giappone avviò, caso unico in Asia , un processo di rivoluzione industriale che gli permise già alla fine del secolo di avere un notevole potenziale bellico.

Negli ultimi anni dell' Ottocento, il Giappone dette inizio con successo a una politica espansionistica sul continente asiatico, finchè nel 1904 si scontrò con la Russia per la conquista della Manciuria, una regione nord-orientale della Cina. La sconfitta della Russia in una delle più grandi battagli navali della storia, a Tsushima, nel 1905, aprì completamente la strada all'espansione del Giappone in Asia.
Nel 1941 strinse con l'Italia e la Germania il cosiddetto "Patto tripartito" entrando così nella Seconda guerra mondiale.
Il Giappone pagò le durissime conseguenze della sconfitta dopo che gli Stati Uniti distrussero con due bombe atomiche( le prime della storia) le città di Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945): il Paese venne sottoposto all'amministrazione statunitense fino al 1952.

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