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Il “fuoco greco”

Una delle armi grazie alle quali Costantinopoli riuscì a respingere gli attacchi di tanti assalitori fu il “fuoco greco” (che i Bizantini chiamavano “fuoco umido”). Si tratta di una mescolanza chimica la cui invenzione si deve a un architetto greco del VII secolo, di nome Callinico, profugo dalla Siria durante l’invasione araba. Egli fuggì a Costantinopoli e offrì la sua invenzione all’imperatore. Si pensa che il fuoco greco fosse un impasto esplosivo di pece, salnitro, calce viva, zolfo, nafta e altri ingredienti. La cosa che più sorprendeva gli osservatori contemporanei era che il fuoco greco, dopo essere esploso, continuava a bruciare anche nell’acqua: lo si potrebbe definire un “napalm medievale”. Probabilmente questa prerogativa dipendeva da una reazione chimica prodotta dalla calce, per cui le fiamme non potevano essere spente con l’acqua, ma anzi si ravvivavano.

Quando i Bizantini lo usarono per la prima volta era un’arma segreta, il cui impiego poteva dare una superiorità decisiva nelle battaglie navali. Il fuoco greco veniva soffiato da grande distanza attraverso un sifone posto sulla prua delle navi, oppure lanciato mediante catapulte in giare coccio che si spezzavano e liberavano l’esplosivo. Il fuoco si appiccava alle vele, alle sartie e allo scafo (le cui assi erano coperte da strati di pece, materiale infiammabile) continuava a ardere nell’acqua. Il suo uso richiedeva però una speciale perizia marinara e condizioni meteorologiche favorevoli: se fosse stato scagliato con il vento contrario, le fiamme sarebbero ricadute sulla nave che lo sparava. Uno scrittore medievale, Marco Greco, che ne fornisce una ricetta, assicura che poteva essere spento solo con urina, aceto o sabbia.
Il fuoco greco fu usato per la prima volta nel grande assedio arabo di Costantinopoli del 678 durante il quale la flotta assalitrice venne incendiata. La sua ricetta era un segreto di Stato gelosamente custodito: solo l’imperatore e pochissime altre persone ne detenevano la ricetta. L’imperatore Costantino Porfirogenito, nel X secolo, raccomanda ai suoi successori di mantenerla segretissima, e di punire con la morte chi cercasse di rivelarla.
Il primo a descrivere gli effetti del fuoco in Europa fu Liutprando vescovo di Cremona, ambasciatore a Costantinopoli, il quale racconta la distruzione della flotta del principe russo Igor davanti alle mura della città grazie al massiccio impiego di questa miscela. Nell’XI secolo quindi il fuoco greco era ancora un’arma segreta dei Bizantini successivamente esso, o una sua imitazione, venne in uso negli eserciti arabi o europei, specialmente durante gli assedi. Il suo impiego cessò soltanto dopo l’invenzione della polvere da sparo.

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