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La fine della civiltà minoica

Anche la seconda fase della civiltà minoica ebbe una fine improvvisa, e forse tragica quanto la precedente.
A essa contribuì certamente, senza esserne l’unica causa, una serie di cataclismi che tra il XVI e il XV secolo a.C, sconvolsero il Mediterraneo orientale: questi cataclismi – il più grave fu quello che si verificò nell’isola di Thera, oggi Santorini – stroncarono un numero incalcolabile di vite umane, distrussero abitazioni, templi e palazzi, e misero in seria difficoltà l’organizzazione dei regni cretesi.
Oltre a questi devastanti eventi naturali intervennero però altre cause dell’esterno, che determinarono il declino dei regni minoici.
Nello stesso periodo, infatti, i Micenei avevano occupato la Grecia continentale, costituendovi solide monarchie militari e provvedendo all’arruolamento di soldati mercenari, che compaiono spesso nei dipinti dell’epoca con i loro grandi scudi di bronzo.

Già indeboliti dagli eventi sopra descritti, quindi, i signori di Creta non furono in grado di resistere alla minaccia che veniva dall’esterno e si arresero all’invasore.

Tra il 1967 e il 1974, l’archeologo greco Spyridion Marinatos riportò alla luce, sul promontorio meridionale dell’isola di Thera, una città molto ben conservata, la cui vita si era fermata improvvisamente a causa dell’esplosione del vulcano nel 1640 a.C. Dagli scavi emersero residenze alte fino a quattro piani, dotate di ampie e numerosi finestre, di scale interne, di magazzini e di un sistema fognario. Le pareti di molte case erano decorate da affreschi che raffigurano paesaggi o vivaci scene realistiche, come quella che racconta la partenza di una flotta da un paese sconosciuto verso una città che forse è possibile identificare con Akrotiri.

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