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Età flavia


Alla morte dell’imperatore Nerone nel 68 d.C. segue un periodo di forte anarchia militare, durante il quale succedettero al trono ben quattro generali: Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano. Con Vespasiano ha inizio la dinastia dei Flavi, rappresentata da Tito (il figlio di Vespasiano)e Domiziano (il fratello di Tito).
Vespasiano ottenne il favore dei provinciali perché estesa la cittadinanza romana anche agli abitanti delle provincie. Egli inaugurò una politica di risanamento delle finanze dello Stato in collaborazione con il Senato, creando una serie di opere pubbliche per risolvere il problema della disoccupazione e del vagabondaggio. A lui si lega l’inizio della costruzione dell’Anfiteatro flavio (oggi meglio conosciuto come Colosseo), che era l’opera che doveva celebrare la dinastia flavia. Su Vespasiano la critica si è espressa sempre in maniera positiva. Alla morte di Vespasiano gli succedette il figlio, Tito. Il suo regno, però, durò pochissimo (morì giovane), solo due anni durante i quali distrusse la città di Gerusalemme e inaugurò il Colosseo. Alla sua morte, il regno passò nelle mani di Domiziano che attivò una serie di persecuzioni contro i cristiani. Egli fu un imperatore autoritario che pretese per se alcuni onori quasi divini (era, infatti, convinto di essere la reincarnazione di una divinità sulla sua Terra) che il popolo romano non era disposto a concedere. Per questi motivi Domiziano fu un imperatore molto odiato, tant’é che fu ucciso da una congiura di palazzo. Domiziano venne travolto dalla critica degli intellettuali e viene considerato uno dei peggiori imperatori che Roma abbia mai avuto.
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