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Concetti Chiave

  • Le donne etrusche nel IV secolo a.C. godevano di una libertà notevole, mostrando il proprio corpo senza vergogna e partecipando attivamente ai banchetti.
  • La condizione delle donne etrusche era considerata assai più libera rispetto a quella delle donne romane, generando leggende simili a quelle delle donne spartane.
  • Spurinna, un giovane etrusco di straordinaria bellezza, si sfregiò il volto per evitare di suscitare desideri e gelosie tra le donne e gli uomini.
  • I romani trovavano la storia di Spurinna comica, in quanto invertiva i ruoli tradizionali di genere, presentando donne intraprendenti e un uomo pudico.
  • Le donne etrusche erano famose per la loro intraprendenza, al punto che si pensava potessero "rapire" gli oggetti dei loro desideri, come suggerito da una ninna-nanna.

Libertà delle donne etrusche

Nel secolo IV a.C., lo storico greco Teopompo raccontava che le donne etrusche godevano di una grande libertà: «Presso gli etruschi le donne sono messe in comune. Si presentano sovente nude... poiché non è considerato vergognoso mostrare il proprio corpo. Stanno a banchetto, e non vicino al marito ma accanto al primo venuto e brindano alla salute di chi vogliono. Sono forti bevitrici e molto belle d’aspetto».

Per i greci, sempre che la donna in questione fosse considerata onesta, la cosa era assolutamente stupefacente. Ma non solo per i greci: anche a Roma, quantomeno nei primi secoli della sua storia, la condizione delle donne era assai meno libera di quella delle donne etrusche, sulle quali, di conseguenza, fiorivano leggende in qualche modo paragonabili a quelle che circolavano in Grecia sulle donne spartane.

La bellezza di Spurinna

Spurinna era un giovane etrusco di straordinaria bellezza. Cosí bello, racconta lo storico romano Valerio Massimo (secolo I d.C.), da attirare inevitabilmente gli sguardi e i desideri di molte «signore illustri» (foeminae inlustres), e da destare i sospetti se non addirittura l’odio dei padri e dei mariti di queste. Ma Spurinna era tanto bello quanto onesto. Per non indurre in tentazione le donne e non ingelosire gli uomini egli decise di correre ai ripari. Se la causa dei suoi guai era il suo aspetto fisico, era necessario renderlo sgradevole: ed ecco Spurinna, esempio luminoso di «verecondia» (verecundia), cioè di rettitudine morale, sfregiare il suo bellissimo volto.

Reazioni romane alla storia

Storia singolare, in verità, quella di Spurinna, riferita da Valerio Massimo con accenti di elogio, ma che i romani, con ogni probabilità, non solo non riuscivano ad apprezzare fino in fondo, ma dovevano anche considerare alquanto comica.

A Roma, infatti, erano gli uomini a guardare le donne, a seguirle per strada, a tentare di rivolgere loro la parola. Le donne, se erano perbene, non dovevano prestare attenzione a questi corteggiamenti: ad accettarli erano solo le signore sulla cui moralità si poteva discutere.

La storia di Spurinna, dunque, era doppiamente strana: da un lato stavano queste donne (e sappiamo che erano donne perbene) totalmente prive di senso del pudore, sfacciate al punto da spingere il povero Spurinna alla disperazione. Dall’altro stava questo giovane uomo pudico, imbarazzato dal suo fascino, preoccupato di non provocare troppi desideri femminili, esempio di quella verecondia che avrebbe dovuto essere, e non era, una virtú delle donne.

Intraprendenza delle donne etrusche

Nell’ottica dei romani, la storia di Spurinna invertiva quelli che avrebbero dovuto essere i normali comportamenti dei sessi. Dobbiamo pensare che si tratti di una storia vera? Difficile pensarlo: tutto quel che si può dedurre dal racconto di Valerio Massimo è che i romani ritenevano che le donne etrusche fossero molto intraprendenti. Cosa, questa, che sembra confermata anche dal contenuto di una ninna-nanna che, secondo il poeta latino Persio (secolo I d.C.) avrebbe addormentato i bambini etruschi al suono di queste parole: «Che il re e la regina lo scelgano come genero, che le fanciulle lo rapiscano, che tutto quel che calpesta diventi una rosa». A quanto pare, la fama di intraprendenza delle donne etrusche era tale che si pensava potessero addirittura «rapire» l’oggetto dei loro desideri.

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Domande da interrogazione

  1. Qual era la condizione delle donne etrusche nel IV secolo a.C.?
  2. Le donne etrusche godevano di una grande libertà, come riportato da Teopompo, che descriveva come si presentassero spesso nude, partecipassero ai banchetti accanto a chi volevano e fossero forti bevitrici, contrariamente alla condizione delle donne a Roma.

  3. Chi era Spurinna e quale problema affrontava a causa della sua bellezza?
  4. Spurinna era un giovane etrusco di straordinaria bellezza, la quale attirava l'attenzione e i desideri di molte donne, causando sospetti e gelosie tra i loro mariti. Per evitare problemi, decise di sfregiarsi il volto per rendersi meno attraente.

  5. Come reagivano i romani alla storia di Spurinna?
  6. I romani trovavano la storia di Spurinna comica e strana, poiché in contrasto con le loro norme sociali, dove gli uomini corteggiavano le donne e queste ultime dovevano mantenere un comportamento pudico.

  7. Quale percezione avevano i romani delle donne etrusche?
  8. I romani consideravano le donne etrusche molto intraprendenti, come suggerito dalla storia di Spurinna e da una ninna-nanna di Persio, che indicava la loro audacia nel "rapire" l'oggetto dei loro desideri.

  9. In che modo la storia di Spurinna rifletteva le differenze culturali tra etruschi e romani?
  10. La storia di Spurinna evidenziava l'inversione dei ruoli di genere tra etruschi e romani, con donne etrusche sfacciate e intraprendenti, mentre i romani si aspettavano che le donne fossero pudiche e riservate, creando un contrasto culturale significativo.

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