Concetti Chiave
- Nel corso della storia di Roma, le acconciature femminili passarono da stili semplici a pettinature elaborate, con l'uso di riccioli e gioielli durante l'età imperiale.
- Il contatto con il mondo ellenistico portò a un cambiamento nei costumi, con i ceti benestanti che abbandonarono l'austerità per il lusso e la raffinatezza.
- Le leggi suntuarie, come la lex Oppia, furono introdotte per limitare il lusso, ma la loro applicazione risultò inefficace e frequentemente rinnovata.
- Le classi lavoratrici indossavano abiti pratici come il subligar e l'exomis, progettati per garantire libertà di movimento durante il lavoro manuale.
- I copricapi comuni tra i lavoratori romani includevano il pilleus e il petasus, utilizzati per proteggersi dalle intemperie e dal sole.
Qual è l'evoluzione delle acconciature femminili?
Nel corso della storia di Roma, diverse acconciature si susseguirono nella moda femminile. In epoca repubblicana le pettinature erano semplici, in genere lunghe trecce fermate sulla nuca con nastri di stoffa. In età imperiale invece le acconciature divennero elaborate e si diffuse anche la moda di arricciare e tingere i capelli, di biondo, di nero o di rosso. I riccioli potevano essere trattenuti da reticelle intessute d'oro o da diademi preziosi. Le donne benestanti portavano anche molti gioielli: anelli, orecchini, bracciali, cavigliere. Inoltre dedicavano molto tempo al trucco: con il gesso sbiancavano la carnagione, con la fuliggine annerivano il contorno degli occhi e con la feccia di vino accentuavano il rosso di guance e labbra.
Influenza del mondo ellenistico
In seguito al contatto con il mondo ellenistico e all'enorme afflusso di ricchezze riversatosi su Roma dopo la conquista dell'Oriente e dell'Africa, si verificò un profondo mutamento del costume e del tenore di vita dei ceti che più avevano goduto dei vantaggi dell'espansione ; i ricchi abbandonarono la tradizionale austerità di costumi per veder al lusso e alla raffinatezza.
Leggi suntuarie e il loro impatto
Di conseguenza i censori iniziarono ad emanare periodicamente leggi suntuarie (cioè contro il fatto eccessivo), cercando con scarsi risultati, di ostacolare la corsa al lusso e di limitare le importazioni di prodotti orientali. La lex Oppia del 215 a.C., per esempio, fissava di mezzo oncia (circa 27 grammi) il peso di gioielli che ogni matrona era autorizzata a portare addosso e, nel frattempo, vietava l'uso di vesti colorate e della carrozza per le strade di Roma, se non per recarsi a pubblici sacrifici. Le leggi suntuarie furono numerose e periodicamente rinnovare (praticamente ogni ventennio), il che ci fa comprendere quanto poco fossero applicate!
Abbigliamento delle classi lavoratrici
Il discorso fatto fin qui vale naturalmente per le classi elevate. Come si vestivano invece coloro che, liberi o schiavi, di dedicavano a lavori manuali, più o meno faticosi? A causa delle loro attui lavoratori indossavano abiti che lasciassero un'ampia libertà di movimento; per i lavori più gravosi si utilizzava il subligar, una semplice fascia di stoffa avvolta intorno ai fianchi. Il capo di abbigliamento più diffuso tra servi, pastori e contadini era tuttavia l'exomis, una tunica lunga fino al ginocchio e fissata alla spalla sinistra, che lasciava scoperta l'altra per agevolare i movimenti delle braccia. In alternativa era usata l'alicula, una tunica corta, con o senza maniche, talvolta stretta ai fianchi da una cintura.
Protezione dal clima e copricapi
Per proteggersi dal freddo o dalla pioggia si usava un pesante mantello con cappuccio, il birrus, che copriva l'intera persona. Una mantella più modesta, la paenula, portata aperta sul davanti, era invece indossata dai servi. Il capo si copriva con il pilleus, un berretto di forma conica in feltro, lana o pelle. Molto comune era anche il petasus, un cappello a falde larghe, in paglia o cuoio, che si indossava per ripararsi dal sole o dalla pioggia. Un tipo di copricapo pesante, molto utile per i braccianti che si difendevano in questo modo dalle intemperie, era il cucullus, una sorta di cappuccio. Anche le donne del popolo, oltre a occuparsi della tessitura erano impegnate anche in altri mestieri, come pettinatrice, fornaia, inserviente. Per tali arridesse normalmente indossavano una tunica corta e senza maniche, fermata sulle spalle da fibbie, che consentiva ampia libertà di movimento.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali caratteristiche delle acconciature femminili nell'antica Roma?
- Come influenzò il mondo ellenistico il costume romano?
- Qual era l'obiettivo delle leggi suntuarie nell'antica Roma?
- Come si vestivano le classi lavoratrici nell'antica Roma?
- Quali copricapi erano comuni per proteggersi dal clima?
Le acconciature femminili nell'antica Roma variavano nel tempo; in epoca repubblicana erano semplici, con lunghe trecce, mentre in età imperiale divennero elaborate, con riccioli arricciati e tingenti, spesso adornate con gioielli e trucco (come gesso e fuliggine).
Il contatto con il mondo ellenistico portò a un cambiamento significativo nel costume e nel tenore di vita, con i ceti benestanti che abbandonarono l'austerità per abbracciare il lusso e la raffinatezza, grazie all'afflusso di ricchezze.
Le leggi suntuarie, come la lex Oppia, miravano a limitare il lusso e le importazioni di prodotti orientali, stabilendo restrizioni sul peso dei gioielli e sull'uso di vesti colorate, ma la loro applicazione risultò spesso inefficace.
Le classi lavoratrici indossavano abiti pratici per il lavoro, come il subligar per i lavori faticosi e l'exomis, una tunica corta, che permetteva libertà di movimento, a differenza delle classi elevate.
Per proteggersi dal freddo e dalla pioggia, si usavano mantelli come il birrus e la paenula, mentre il pilleus e il petasus erano cappelli comuni per ripararsi dal sole e dalle intemperie.