Video appunto: Grecia antica - Liturgie
Nella Grecia antica, all’infuori dei meteci, le imposte dirette colpivano cittadini di condizione sociale inferiore, come le prostitute e i liberti. Inoltre erano soggette ad imposte alcune attività produttive e commerciali perché con il loro rumore e i loro odori rendevano poco gradevole la convivenza all’interno della comunità.

Le persone abbienti, pur essendo esenti da imposte, erano però obbligate a farsi carico di funzioni di interesse pubblico che gravavano sul suo patrimonio come già facevano per mantenere il cavallo, le sue armi e per il mantenimento per il suo servizio militare. Questi obblighi si chiamavano liturgie; fra di esse, la più importante era la trierarchia, cioè l’obbligo di assumersi la spesa di costruzione e armamento di una trireme, nonché il compenso ed il mantenimento dell’equipaggio. Successivamente, la trierarchia rappresentava soltanto l’obbligo di manutenzione e di riparazione di uno scafo e dell’armamento di una nave da guerra; ad un certo punto, soprattutto durante le guerre persiane, l’importo della spesa rappresentato da una trierarchia diventò così elevato a tal punto da coincidere con l’intero costo dello scafo. Pertanto, verso la fine del V secolo, fu ammesso che la spesa della trierarchia fosse suddivisa fra due cittadini e più tardi fu introdotto il sistema delle simmorie. Con la nuova legge, furono istituite 20 simmorie, cioè 20 consorzi tributari, nei quali vennero divisi 1200 cittadini ateniesi considerati più ricchi. Ogni anno, il numero delle navi occorrenti veniva diviso fra le 20 simmorie in modo tale che l’onere della trierarchia non fosse più sostenuto interamente da una sola persona. L’onere poteva durare fino a sette anni oppure anche una sola volta nella vita, ma sempre ripartito fra gli altri venti contribuenti. Il trieraca aveva anche l’obbligo di assumere il comando effettivo della nave che poteva richiedere anche un coadiuvante. Imbarcarsi era comunque vantaggioso perché ogni giorno le fonti di spesa per il mantenimento della nave era continue. Dopo la trierarchia, la liturgia più gravosa erra quella relativa all’allestimento degli spettacoli. Esisteva anche la ginnasasiarchia che corrispondeva all’assunzione di spese relative al mantenimento di un ginnasio di proprietà della città. C’era anche l’architeoria cioè l’incarico di dirigere e gestire le spese di rappresentanza delle delegazioni della propria città inviate in trasferta per partecipare a manifestazioni o festeggiamenti in altre città. Infine, avevamo anche l’estiasi cioè l’assunzione di spese di un banchetto pubblico e le feste per spese navali come le regate che si tenervano ogni anno. Le liturgie contribuivano a sollevare un po’ le finanze dello stato, ma soprattutto erano utili al cittadino col compito dell’onere per rendersi autorevole, rispettato e popolare.

Ma chi nominava che coloro che avrebbero dovuto farsi carico di una liturgia? Esistevano appositi magistrati a seconda del tipo di liturgia. Poteva succedere che colui che era stato colpito dal provvedimento dichiarasse che l’individuazione era ingiusta perché, prima di lui, il peso della liturgia avrebbe dovuto essere assegnato ad un’altra che egli riteneva più ricca di lui. In questo caso, chi veniva indicato poteva seguire due vie: o accollarsi l’onere della liturgia senza protestare, oppure ricorrere al tribunale per attivare la procedura dell’antidosis, cioè dello scambio dei beni fra l’un e l’altro contendente. Il procedimento dell’antidosis era una specie di prova in caso di dissenso nell’ammettere quali dei due patrimoni fosse più consistente e quindi assumersi gli oneri liturgici. Infatti, chi veniva indicato e sapeva di essere più ricco di colui che lo aveva indicato aveva tutto l’interesse a sostenere la spesa e a non opporre alcun reclamo altrimenti avrebbe corso il rischio dello scambio obbligatorio dei beni.