Ominide 1162 punti

Dittatura di Cesare e sua morte


Con la sua dittatura, Cesare provocò un svolta irreversibile in politica, andando ad effettuare varie riforme:
-aumentò il numero di questori e pretori, così da poter avere un maggiore controllo politico sul territorio romano;
-rese più equa l'amministrazione delle province, controllando periodicamente l'operato dei magistrati;
-estese il diritto di cittadinanza ad altre province;
-colonizzò anche fuori l'Italia per offrire terre ai veterani.
Tutto ciò permise un consolidamento del dominio romano sul mediterraneo, ma internamente, vi erano ancora dei problemi nella classe dirigente. Cesare apportò così dei cambiamenti:
-aumentò il numero di senatori da 600 a 900;
-selezionò i senatori tra ufficiali, cavalieri, aristocrazia, così da aprire il Senato anche a nuovi ceti;
-diminuì la distribuzione di grano, per poterne diminuire il prezzo;
-diminuì di molto la disoccupazione grazie ai lavori pubblici.
Nonostante i favorevoli cambiamenti, le utili riforme, il rifiuto del diadema regale da parte di Marco Antonio, vi fu un periodo in cui cominciò a diffondersi una certa sfiducia verso Cesare, partita soprattutto dal Senato, dai nobili e dai repubblicani.
Il 15 Marzo del 44 a.C., le cosiddette "Idi di Marzo" dal calendario romano, Cesare venne accoltellato da una congiura mentre raggiungeva il Senato. Di questa congiura faceva parte anche Marco Giunio Bruto, che pensava di uccidere Cesare per salvare le repubblica. Voleva inoltre onorare il suo parente, Lucio Giunio Bruto, che nel 509 a.C., aveva difeso la città di Roma.
Questo assassinio non salvò la repubblica, anzi, ne affrettò la fine.
Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email