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La crisi delle città greche

Nel VIII secolo a.C ci fu un periodo di forte aumento demografico e le poleis greche furono colpite da una grave crisi agraria , in parte attenuata dall'emigrazione di massa.
Alle origini di questa crisi agraria c'era lo consuetudine (alla morte di un proprietario si doveva dividere la terra ai figli) così le proprietà si frantumarono in parti sempre più piccole e nel giro di anni divennero insufficienti per sfamare una famiglia.
I piccoli proprietari non erano in grado di produrre l'olio e il vino perchè queste piante per diventare produttivi richiedevano molti anni e i contadini che dovevano mantenere la famiglia preferivano coltivare il grano.
Un'annata di cattivi raccolti per i proprietari terrieri voleva dire indebitarsi con i grandi. Quando non riuscivano a restituire i prestiti perdevano le terre, e gli veniva tolta anche la libertà personale; le leggi prevedevano la schiavitù per i debiti ; in questo modo gli aristocratici diventavano sempre più ricchi e i cittadini sempre più poveri. Si provocò un profondo malcontento tra il popolo e i piccoli proprietari cominciarono a chiedere l'abolizione dei debiti e la restituzione delle terre.

C'era anche un altro motivo che faceva aumentare il potere degli aristocratici. I traffici marittimi davano impulso allo sviluppo del commercio e dell'attività artigianale.L'aumento degli scambi commerciali favorì nel VII secolo a.C l'introduzione della moneta, così si affermarono nuove attività ad opera di uomini non legati alla terra(mercanti, marinai).
Con l'aumento della popolazione e della ricchezza i combattimenti non si basarono più sull'uso della cavalleria ma della fanteria pesante degli opliti, infatti così i contadini cominciarono a partecipare alla guerra perchè l'armatura di un oplita costava meno di mantenere un cavallo.

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