pexolo di pexolo
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Costantinopoli – Pace architettonica

Le statue sono sicuramente volte anche ad accontentare i grandi magnati, la nobiltà locale che apprezza la ricchezza artistica della città. Nella Vita Constantini Eusebio attribuisce a Costantino un unico intento circa la rimozione dei beni mobili dai templi e la loro distruzione: quello di sconfiggere il paganesimo; in realtà, queste traslazioni di statue e da una parte all’altra all’interno di una stessa città e, viceversa, da una città all’altra dell’impero erano ancora, nel IV secolo, abbastanza comuni e documentate: ci sono numerose iscrizioni in cui vengono descritti questi spostamenti. Nel IV secolo c’era, sia negli imperatori che nei governatori provinciali, la consapevolezza che mantenere, conservare la paces architectonica fosse un dovere civico e morale; attraverso le costituzioni gli imperatori chiedono ai loro governatori di conservare l’esistente e per questo ritroviamo dei ritrovamenti epigrafici apposti su statue, che venivano restaurate o dedicate ex novo, sia per conservare l’importanza che il monumento rivestiva, sia per rendere più bella e funzionale la città. L’attaccamento al patrimonio artistico ereditato dal passato diventa l’elemento che si ritrova per tutto il IV secolo, per il V e fino al VI, anche nel momento in cui l’impero è ormai cristiano; autori cristiani come Prudenzio, all’inizio del V secolo, propagandano il cessare dell’idolatria pagana nei confronti delle statue, ma illudendosi, perché esse continueranno a popolare le piazze delle più importanti città dell’impero.
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