Ominide 15356 punti

La conquista macedone

Filippo II, confidando nella superiorità del suo esercito, non esitò a intromettersi nelle cose della Grecia. Servendosi ora dell’astuzia e delle lusinghe, ora della forza delle armi, riuscì a conquistare nuovi territori ed a rafforzare la potenza macedone. Agì spregiudicatamente, stringendo o rompendo alleanze, rinfocolando la discordia tra le città greche, fingendo di assumere la difesa del debole e di punire l’aggressore: e, nel volgere di un ventennio, divenne l’arbitro di tutte le questioni dell’Ellade. Sparta, ritenendosi sicura tra i suoi monti, si chiuse in se stessa e non si interessò di quel che accadeva nelle altre regioni della Grecia; Tebe sperò di trarre dei vantaggi dall’alleanza con i Macedoni e di rovinare Atene; in Atene stessa molti cittadini erano favorevoli all’amicizia e alla pace con Filippo II. Però nell’Attica si formò ben presto un partito anti macedone, guidato dall’oratore Demostene, il quale sosteneva che era necessaria l’unione sacra di tutti i Greci contro Filippo e propugnava la guerra ad oltranza per la difesa nazionale. Ma il comune fronte ellenico, vagheggiato da Demostene, il quale sosteneva che era necessaria l’unione sacra di tutti i Greci contro Filippo e propugnava la guerra ad oltranza per la difesa nazionale. Ma il comune fronte ellenico, vagheggiato da Demostene, non si costituì; tuttavia Atene e Tebe, ora alleate di fronte al grave pericolo, schierarono sul campo i loro eserciti per sbarrare il passo ai soldati di Filippo. La sorte non li favorì. A Cheronea la falange macedone travolse i Greci e stroncò ogni velleità di resistenza. Demostene aveva perduto la sua battaglia. Dopo la vittoria Filippo agì con prudenza e moderazione. Non impose ai vinti un giogo oppressivo e si limitò ad assumere il comando delle forze di una grande Lega Ellenica, che riuscì a costituire a Corinto, dove aveva convocato i rappresentanti delle città greche. Là egli espose un suo audacissimo piano di attacco contro l’Impero persiano ed ottenne l’approvazione dell’assemblea. Tornato poi in patria per preparare la spedizione, vi trovò la morte. Fu ucciso a tradimento da un nobile di nome Pausania. A lui successe il figlio Alessandro, che aveva appena vent’anni.
Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email