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Dal regno di Ciro a quello di Dario

Il primo obiettivo dell’espansione persiana fu il regno di Lidia, che era il principale Stato dell’Anatolia e che si trovava allora sotto il governo del re Ciro: il re di Lidia fu sconfitto da Ciro a Sardi nel 546 a.C. e, quindi, catturato e portato prigioniero in Persia. Negli anni successivi furono sottomesse la Licia e le città greche della costa; nel 538 a.C. caddero nelle mani di Ciro anche Babilonia e il suo Impero.
L’obiettivo successivo era l’Egitto, ma durante i preparativi d’invasione il re persiano morì (530 a.C), mentre fronteggiava un’incursione dei popoli della steppa che i Greci chiamavano “Sciiti”. Fu il successore di Ciro, Cambise (530-522 a.C), a continuarne l’opera; egli sconfisse gli Egizi ed entrò vittorioso a Menfi (525 a.C): anche l’Egitto entrò così a far parte dell’Impero persiano come semplice provincia.

Il regno di Cambise fu breve, poiché egli morì vittima di una congiura; si aprì allora un periodo di crisi causato da una ribellione fomentata dai rappresentanti della casta sacerdotale (i Magi) e militare. Essa fu però repressa da un membro della famiglia regnante, Dario che si appoggiò si sostenitori della nuova religione fondata dal profeta Zoroastro, di cui egli stesso era fervente seguace.
Dario (522-486 a.C) annientò completamente le vecchie organizzazioni tribali che costituivano un ostacolo alla formazione di un forte Stato centralizzato e si impegnò a riorganizzare su basi solide l’Impero persiano conobbe il massimo sviluppo.

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