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Ascesa dei Persiani

Delle difficoltà create dal comportamento di Astiage approfittò Ciro il Grande, re della Persia, che attaccò il re della Media, lo sconfisse in battaglia nel 550 a.C. e si fece proclamare sovrano dei Medi e dei Persiani. Passando di vittoria in vittoria, Ciro conquista poi la Lidia, governata da Creso, vasti territori dell'Asia centrale, la Mesopotamia, la Cilicia, la Siria, la Fenicia e la Palestina. Nacque così un impero che dalle coste asiatiche dell'Egeo giungeva fino al Golfo Persico e all'Oceano Indiano.
A differenza degli Assiri, Ciro dette prova di qualità umane e politiche: risparmiò dalla distruzione le città conquistate, mostrò rispetto per i culti tradizionali, liberò i "prigionieri politici", come gli Ebrei che erano stati deportati a Babilonia. Proseguì insomma una politica che aveva uno scopo ben preciso, quello cioè di assicurarsi il consenso delle classi dirigenti locali, anche perchè non sarebbe stato altrimenti possibile governare un impero così esteso.

A Ciro successe il figlio Cambise. Attraverso il deserto del Sinai, Cambise penetrò nella valle del Nilo con una flotta per lo più costituita da navi fenicie e conquistò l'Egitto, mentre a occidente sottomise i Libici e i Greci di Cirene. Fallì invece la sua spedizione in Nubia contro l'Etiopia.
Alla morte improvvisa di Cambise, forse assassinato, la nobiltà persiana innalzò al trono un suo lontano cugino, Dario I, che ampliò ulteriormente i confini dell'imperò: conquistò infatti la Tracia, rese tributaria la Macedonia e assoggettò la valle dell'Indo.

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