pexolo di pexolo
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Cesare – Scontri con Pompeo


Pompeo, anziché andare in Spagna, era rimasto a Roma perché la città era in preda al disordine e perché sperava, egli stesso alimentando il disordine, di diventare l’ago della bilancia: infatti, il Senato si rivolse a lui, anche stimolato dall’ideale ciceroniano e nel 52 a.C., per ristabilire l’ordine, nominò Pompeo consul sine collega; Pompeo riuscì sbrigativamente a ristabilire l’ordine, facendo strage di bande armate che si aggiravano in città, ma soprattutto (con questo titolo anti-tradizionale) si preparò ad affrontare Cesare: infatti nel 49 a.C., quando finiva il suo pro-consolato, Cesare avrebbe sperato che l’accordo con Pompeo ancora funzionasse e quindi immaginava o di essere eletto console, o di avere una proroga del suo pro-consolato. Quindi Pompeo, ormai completamente spostato verso l’oligarchia, intimò a Cesare di tornare: egli diede così ordine ai suoi legionari di varcare il Rubicone (il limite della provincia della Gallia cisalpina), cosciente che in questo modo dava inizio ad una nuova guerra civile (perché, come Silla un tempo, sarebbe entrato nel Pomerium [il limite sacro di Roma] con le armi); la fulminea mossa di Cesare colse i pompeiani impreparati: Pompeo abbandonò l’Italia e si trasferì in Epiro, in quanto la sua base d’appoggio, la sua clientela maggiore era in Oriente, là dove aveva operato per tanti anni, anche se una parte delle sue forze era in Spagna, perché aveva avuto il pro-consolato della Spagna ulteriore. Si apersero così due fronti e Cesare, come nel suo stile, procedette con grande velocità: per non essere aggredito alle spalle dagli amici di Pompeo, anzitutto andò in Spagna e li sconfisse, poi si recò in Tessaglia (Grecia) dove, nella Battaglia di Farsalo (48 a.C.), annientò le truppe pompeiane sebbene fossero molto più numerose delle sue.
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