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Archeologia cognitiva



Per individuare leggi generali si sfruttò la teoria dei sistemi, secondo cui un sistema sociale è suddivisibile in sottosistemi che interagiscono tra loro. Ad esempio studiando situazioni di crisi ambientale si è visto che un periodo di aridità (cambiamento del sistema clima) è stato affrontato con un aumento delle opere idrauliche (cambiamento del sistema economia)
La prima reazione contraria all’archeologia processuale fu mossa da Ian Hodder che fondò l’archeologia cognitiva.
Secondo lui non si possono riconoscere legge generali dei processi culturali, ma piuttosto ogni cultura va studiata nella sua peculiarità storica.

Le riflessioni sull’origine dell’uomo cominciano con Darwin nelle opere The origin of species (1859) e The Descent of Man (1873). Secondo lui, vista la forte somiglianza tra uomo e scimmie antropomorfe africane (scimpanzè e gorilla), l’evoluzione dell’umanità ha avuto inizio in Africa. Tuttavia per diversi decenni la sua ipotesi non trovò conferma nei ritrovanti fossili di ominidi (in europa e asia). Ma l’assenza di fossili in Africa era dovuta solo alla carenza di ricerche.
Nel 1925 Raymond Dart trova un fossile di ominidi in Africa e lo attribuisce all’Austrapoliteco africano (cioè scimmia dell’emisfero australe). Esso viene considerato l’anello di congiunzione tra scimmia e uomo, in quanto in passato l’evoluzione era considerata un processo lineare, mentre più tardi si capì che specie diverse di omini hanno convissuto.
Le ricerche si intensificarono e molti fossili furono ritrovati in Sudafrica e in Africa Orientale (che è attraversata Rift Valley, qui in particolare furono ritrovati molti fossili)