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Adriano e Antonino pio: l’apogeo dell’impero
A questo aspetto feroce dell’azione di governo di Adriano fa da contrappeso la sua figura di intellettuale e buon amministratore. Amante della letteratura, della filosofia e dell’arte, abbelli Roma e altre citta dell’impero di splendide architetture e monumenti. A Tivoli, vicino Roma, fece erigere la spettacolare Villa Adriana, che ancora oggi e possibile visitare. Viaggio moltissimo attraverso l’impero per verificarne personalmente le condizioni di vita e rivelando grande attenzione per i suoi sudditi. Prima di morire Adriano adotto Antonino Pio, che proveniva da una famiglia aristocratica della Gallia meridionale da tempo trasferitasi a Roma. Gli anni di regno di Antonino Pio (138-161) furono il più lungo periodo di pace nella storia di Roma.Il mondo romano era davvero al suo apogeo.
Marco Aurelio, l’imperatore filosofo
Prima di morire, Adriano non soltanto adotto come suo immediato successore Antonino Pio, ma stabili anche che quest’ultimo avrebbe dovuto a sua volta adottare e designare come suoi successori Marco Aurelio e Lucio Vero. Marco Aurelio (161-180) sali al trono che era appena diciassettenne. Per anni il giovane aveva ricevuto un’educazione accurata in vista dei suoi futuri impegni di principe, ed era rinomato per la cultura e l’amore verso la filosofia. Il suo avvento al trono fu celebrato come la realizzazione dell’ideale di un imperatore filosofo, preparato alla riflessione, a moderare le passioni e a compiere al meglio i propri doveri. Marco Aurelio, che lascio testimonianza della sua inclinazione filosofica nell’opera intitolata Ricordi, segui in effetti una politica interna moderata e tollerante. Ma, sul fronte esterno, fu costretto a fronteggiare un vero e proprio assalto generale alle frontiere dell’impero. Di fatto, l’imperatore filosofo non passo neppure un anno senza combattere.Le campagne d’oriente e lungo il Danubio
Con l’aiuto del fratello adottivo che aveva anticipatamente associato al trono, Lucio Vero (161-169), Marco Aurelio respinse con una serie di campagne tra il 161 e il 166 l’attacco dei Parti in Siria. Nella controffensiva riuscì per qualche tempo a riconquistare la Mesopotamia abbandonata da Adriano. Dovette pero ripiegare sia per la difficolta di controllare un territorio cosi vasto e la forte resistenza dei Parti, sia per un evento che colpi le legioni in Oriente ma si propago poi catastroficamente in tutto l’impero, mietendo milioni di vittime. Si trattava della cosiddetta peste antonina, probabilmente un’epidemia di vaiolo (pestis, ‘peste’, in latino significa semplicemente ‘la peggiore malattia’). L’impatto fu devastante verosimilmente perche le popolazioni dell’impero, fino a quel momento mai infettate dalla malattia, non avevano ancora sviluppato difese immunitarie adatte. L’impegno di forze militari ingenti in Oriente e le perdite causate dall’epidemia indebolirono il sistema di difesa dei confini dell’impero. La crisi scoppio lungo il confine danubiano. Nel 166-167 Quadi, Marcomanni e molte altre popolazioni germaniche dilagarono nelle province danubiane, spingendosi persino in Italia. La reazione di Marco Aurelio fu all’altezza della situazione: gli invasori furono respinti. Ma il problema non venne risolto in modo stabile: a distanza di anni, nel 180, l’imperatore moriva di peste nella citta di Vindobona mentre organizzava un’ennesima spedizione contro i Quadi e i Marcomanni.Commodo: la fine di un’epoca
Negli ultimi anni di vita di Marco Aurelio, le spese belliche, le imposte crescenti e la lontananza dell’imperatore da Roma avevano determinato rivolte, tentativi di usurpazione, repressioni. Il regno, iniziato sotto i migliori auspìci, finiva in un clima fosco. Il nuovo imperatore, Commodo (180-192), era il figlio diciottenne di Marco Aurelio: l’imperatore-filosofo, che tanto aveva esaltato il primato della virtù al servizio dello Stato, abbandonò il criterio della “scelta del migliore” per abbracciare il modo di successione dinastico. Fu in qualche modo una scelta obbligata, dettata dall’impossibilità di escludere dalla successione il suo unico figlio naturale.I fatti, comunque, gli diedero ampiamente torto.
Commodo decise di non proseguire le iniziative belliche del padre e assunse uno stile di governo dispotico:
-dilapidò immense risorse per allestire feste e banchetti e per offrire alla plebe romana spettacoli e giochi gladiatori ai quali partecipava scendendo personalmente nell’arena;
- umiliò ripetutamente il Senato;
- promosse il culto religioso della sua persona, facendosi rappresentare come un nuovo Ercole (l’antico eroe greco, Eracle).
Riuscì così a suscitare l’opposizione sia del Senato sia dell’esercito e, al termine di un periodo di cospirazioni e feroci repressioni, venne eliminato da una congiura di palazzo nel 192.
Il Senato accolse con manifestazioni di giubilo la sua morte e, per cancellare ogni traccia del suo passaggio, sancì per lui, come già era stato per Domiziano, la damnatio memoriae.
Un’epoca di splendore della storia romana era al tramonto.