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La trappola della complessità e il futuro della società

Nell’aprile 1968, Aurelio Peccei (imprenditore italiano impegnato nella ricerca di un’economia compatibile con le risorse naturali) riunisce a Roma presso l’Accademia dei Lincei un gruppo di studiosi di varie discipline fra cui il chimico King (teorico dello sviluppo sostenibile -> Processo che mira a sfruttare le risorse, a orientare gli investimenti, lo sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali in modo da soddisfare le necessità attuali e future, estendendo a tutti i soggetti del pianeta la possibilità di attuare le proprie aspirazioni ad una vita migliore.)

Da questo incontro nasce il Club di Roma (1972 studio specifico ai limiti dello sviluppo), destinato a creare polemiche in tutto il mondo. Il testo mette in luce due problemi che rappresentano fonti di rischio di straordinario impatto per la società moderna:

1 .La crescita esponenziale della popolazione mondiale
2 .Il consumo dissipativo delle fonti energetiche
Secondo le previsioni, ciò avrebbe condotto al crollo economico planetario, determinando una crisi dominata da:
- Riduzione di risorse alimentari, idriche ed energetiche
- Inquinamento
A conclusione dello studio del 1972 gli studiosi scrivono che: “il risultato più probabile sarà un declino piuttosto improvviso e incontrollabile della popolazione e anche della capacità industriale, dovuto alla crescita della popolazione, al consumo eccessivo delle risorse e all’inquinamento”.
Queste previsioni si sono rivelate assolutamente fondate. Ciò che avevano intuito i membri del Club di Roma era la complessità (-> Denso intreccio di fattori che interagiscono tra loro e che devono essere presi globalmente in considerazione per affrontare in modo adeguato un problema) che contraddistingue l’organizzazione industriale avanzata.

Uno sviluppo sostenibile è possibile solo in una logica di complessità: l’economia deve interagire con l’ambiente e la società. Nonostante la produttività rimanga l’obiettivo prioritario dell’azione economica, la sostenibilità ambientale del processo produttivo è divenuta indispensabile, come del resto il rispetto dei diritti individuali e sociali.
Non è quindi possibile intervenire su un singolo segmento del sistema, ma occorre prendere in esame la totalità, prendendo una strada del tutto alternativa per far fronte agli eventi catastrofici che minacciano la sicurezza planetaria. Occorre accettare il rischio di un cambiamento radicale. Dall’altra parte la società industriale ha fatto del rischio la sua stessa ragione d’essere. E’ ormai indispensabile mutare il senso dello sviluppo tecnologico e adottare abitudini comportamentali idonee, per fronteggiare una situazione nella quale il cambiamento non è più opzione possibile, ma una vera e propria necessità.

Ciò che accadrà in futuro non sembra essere incoraggiante, questo crea un senso di smarrimento e perdita di fiducia nei confronti delle azioni umane.
Il mondo globale ha esaurito la sua spinta evolutiva ed ora si trova di fronte a un bivio, che assomiglia a un doppio legame:
- Da una lato l’estremo tentativo di procrastinare i tempi della catastrofe mondiale, ricercando nuove fonti energetiche per mantenere un ritmo di crescita ormai insostenibile;
- Dall’altro la decisione d’intraprendere un percorso nuovo ricorso a fonti rinnovabili d’energia a cui si affianca una politica di decrescita.

Non è possibile superare il problema: si tratta di una barriera che crea sgomento ed evoca paure, perché:
- La prima è una strada irresponsabile perché mira a far quadrare i bilanci economici di un futuro che non arriverà a compiere che pochi decenni, ma allo stesso tempo è la più conosciuta.
- La seconda è la più difficile perché prevede una nuova presa di coscienza e mette in conto un cambio radica dell’habitus mentale.
I problemi sono quelli di valutare l’ipotesi di una decrescita economico, sociale e soggettivo, ma si tratta anche di far fronte al margine d’incertezza che questo percorso porta con sé.
L’unica soluzione è quella della presa di coscienza collettiva, per conservare ciò che resta dell’ambiente naturale e delle sue risorse.

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