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La teoria del conflitto: contesto e principali caratteristiche della concezione sociologica

Il diciannovesimo secolo è dominato dal movimento culturale positivista, e, da un punto sociologico e psicologico dalla diffusione del movimento funzionalista.
Tuttavia, ben presto un nuovo movimento sociologico si sviluppò, in contrapposizione al funzionalismo: si tratta della teoria del conflitto, che si affermò tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta dell’Ottocento.
Mentre l’ideologia del funzionalismo, si basava sulla concezione secondo la quale le classi di ogni società cooperassero tra di loro, i teorici del conflitto, affermavano che la società non è basata sulla cooperazione, bensì sul conflitto. In particolare, i teorici del conflitto affermavano che nella società fossero radicate delle disuguaglianze: alcune classi sociali sono più avvantaggiate di altre e, invece di aiutare le classi meno abbienti, utilizzano i propri vantaggi per affermare la propria superiorità e supremazia.
La teoria del conflitto è stata ispirata da Karl Marx, il quale affermava che la divisione in classi e la lotta tra classi che ne derivava è sempre esistita, a causa dei beni materiali.
La società è, infatti, luogo di lotte e conflitti, di divisione, antagonismo e ostilità. Nonostante ciò, non è detto che lo scontro sia sempre caratterizzato da un’accezione negativa, infatti, è lo scontro che spesso porta ad una successiva evoluzione.
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