sesjlia di sesjlia
Ominide 1 punti

Il tempo ha le caratteristiche di un'istituzione, ossia di una realtà normativa che nasce all'interno di un'esperienza sociale, di cui è capace di regolare lo svolgimento.
La società preindustriale appare innanzitutto caratterizzata da un notevole abbondanza di tempo che sembra connotare negativamente la dimensione temporale della sposta preindustriale. Al contrario però, aveva un'importante risvolto positivo, e cioè il fatto che l'individuo poteva svolgere solo un numero ristretto di ruoli e non era tenuto ad affrontare il problema di conciliare ritmi e tempi tra loro diversi. Nella società preindustiale il tempo o incideva con l'attività svolta da ogni uomo, in quanto ne raccoglieva i ritmi e le scansioni, divincolandosi solo dai problemi imposti dalla natura e alla periodicità dei riti e delle cerimonie religiose che scandivano la vita collettiva.
Con l'avvento delle macchine e della possibilità di realizzare in serie i manufatti, il tempo diventa l'elemento chiave del processo produttivo: sfruttare al massimo le ore di lavoro per rendere la produzione ottima e accrescere i profitti. La giornata lavorativa viene organizzata secondo ritmi precisi e spesso stancanti e la stessa attività umana risulta snaturata. La parcellizzazione del tempo si estende poi dalla sfera produttiva a tutti gli ambiti della vita sociale, imponendosi come criterio di razionalità e di efficenza: oltre all'orario della fabbrica si affiancano altri tipi di orari, come quello della scuola, uffici, servizi e altri. L'esperienza quotidiana si snoda tra le durate predefinite misurabili.

Nasce il concetto di tempo libero sulla base di "disciplina" sociale del tempo che si afferma con l'avvento dell'industrializzazione. Il tempo libero presuppone una rigida separazione tra tempi e spazi occupati dal lavoro e dai tempi e spazi non soggetti ai vincoli dell'attività produttiva.
Per tutto il XIX secolo le marcare stratificazioni sociali differenziano in modo vistoso l'utilizzo del tempo libero da parte delle diverse classi. Per l'operaio dell'industria il tempo libero assume un valore residuale: è ciò che rimane disponibile alle altre necessità quotidiane; la sua funzione sembra ridursi alla "riproduzione della forza lavoro" di Marx. Spesso, l'operaio dell'Ottocento, finisce per dissipare il tempo a sua disposizione nelle osterie che non rita solo un luogo di degrado, ma anche la culla delle coscienze di classe in cui si entra in contatto con le idee socialiste.
Per quanto riguarda la borghesia è diverso, in quanto dispone del capitale economico e culturale per utilizzare gli spazi liberi dal lavoro in modo più creativo, ma che si differenzia in base al sesso. Le donne trascorrono il tempo libero all'interno dello spazio domestico: ricamo, musica e lettura, a cui si unisce la donna sposata il rituale del "salotto", ovvero l'intrattenimento degli ospiti.
Gli uomini occupano il loro tempo libero fuori casa, in luoghi di incontro come caffè, club, circoli culturali e sportivi, ma anche in case di piacere.
Il teatro, ad esempio, è un luogo di socializzazione e di discussione politica per entrambi i sessi.
Nella seconda metà del secolo si inizia a praticare la "passeggiata fuori porta", stimolata da desiderio di abbandonare la città e recuperare un intimo contatto con la natura; i luoghi di incontro e di passeggio diventano anche i viali, parchi e giardini pubblici. Lo sviluppo delle reti di comunicazione alimenta la pratica dei viaggi che si estende a fasce sempre più ampie del ceto, come imprenditori o commercianti.
L'estensione dei luoghi per il tempo libero finisce per far vita ad una sua graduale trasformazione in strumento del potere politico per catturare il consenso delle masse. Appare evidente nel caso del nazismo in Germania, così come nel fascismo in Italia, in cui si dedica molta cura all'organizzazione del tempo libero delle classi lavoratrici, allo scopo sia di guadagnare favori, sia di diffondere al loro interno idee e valori su cui il regime si sostiene.
In "Verso una cultura del tempo libero" di Dumazedier si tenta di dare una definizione di loisir, identificandolo come il complesso delle occupazioni a cui le persone si dedicano volontariamente e in modo disinteressato, cioè senza fini, dopo essersi liberate dei loro obblighi professionali, familiari e sociali con 3 scopi principali, come il riposo, svago e sviluppo e perfezionamento di sè. Questi sarebbero capaci di liberare l'uomo dalla fatica, dalla noia e dagli automatismi della vita quotidiana. Inoltre, vi è una posizione critica maturata dalla "scuola di Francoforte" ed espressa in "L'uomo a una dimensione" di Marcuse e in "Il tempo libero" di Adorno che studiano il tempo libero nelle società industrializzate, nelle quali nascono delle pratiche di controllo sociali. Secondo questi due autori oltre lo sfruttamento dell'operaio, si aggiunge una vera e propria manipolazione delle coscienze che suscita bisogno "falsi" e incoraggia le condotte conformiste e consumistiche necessario per una rigenerazione continua dei profitti. Il divertimento, lo svago e il consumo spesso non sono esiti di libere scelte professionali, ma ulteriori spazi di asservimento del sistema produttivo.
Oggi il tempo libero da un lato aumenta, in quanto vi è una grande scelta di beni e servizi per il tempo libero che continuano a moltiplicarsi in luoghi adibiti ad attività di intrattenimento e di svago, grazie anche alle credenti possibilità di ricreazione offerte dagli sviluppi della tecnologia che trasforma passatempi prima appartenenti all'invito produttivo. Dall'altro lato si possono individuare i segni di una trasformazione che rende problematica la collocazione della nozione di loisir nelle categorie interpretative. Alla base di questo ci sta una ristrutturazione del tempo della società industriale: ad esempio, la flessibilità degli orari del lavoro e l'affermarsi di nuove modalità occupazionali spesso non lasciano uno spazio definito per collocare il tempo libero. A questo si unisce che spesso gli strumenti che vengono usati per il lavoro sono gli stessi per il tempo libero, come il computer.
Il tempo libero giovanile ha un carattere "pionieristico" grazie alla più ampia disponibilità di tempo rispetto agli adulti e alla maggiore facilità con cui vengono in contatto con le innovazioni del costume e della tecnologia. Infatti, i giovani sono sempre i primi a sperimentare forme di loisir che poi diventano appannaggio di tutta la popolaIone.
Il tempo libero, per certi aspetti, sembra riprodurre gli stessi ritmi convulsi e stressanti che ci perseguitano quando lavoriamo, ad esempio le cose lunghe bei parchi giochi, supermercati etc.
All'ossessione di riempire gli spazi liberi della giornata o della settimana con attività piacevoli e di svago si accompagna spesso un investimento emotivo eccessivo, infatti, le persone si "aspettano" molto dal week-end, dalle ferie che spesso risultano un'inevitabile frustrazione.

Hai bisogno di aiuto in Sociologia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email