Ominide 393 punti

Socializzazione primaria e secondaria


Il processo di socializzazione inizia a partire dall’instaurarsi della relazione madre-figlio sia negli animali che nell’uomo, quindi è in famiglia che avviene la socializzazione primaria; mentre la socializzazione secondaria avviene soprattutto a scuola o nel gruppo dei pari.
Questo secondo quanto si è sempre tradizionalmente detto, però..
Oggi, queste definizioni non valgono più, o almeno non in senso così restrittivo, perché diciamo che non è possibile effettuare una netta distinzione tra i compiti che ha la scuola e i compiti che ha la famiglia quando si parla di affrontare il difficile compito della socializzazione e dell’educazione dell’individuo.
Questo a causa del fatto che la società è diventata sempre più complessa, e per tanto queste due agenzie educative si ritrovano a collaborare, ma non senza qualche problema. Infatti bisogna tenere presente che oggi come oggi, entrambe le istituzioni vengono definite "in crisi”.

Per quanto riguarda la socializzazione primaria, la famiglia, per quanto possa essere definita in crisi perché non corrisponde più ai modelli tradizionali del passato, rimane comunque un’istituzione di estrema importanza, nonostante sia in continuo cambiamento.
Infatti, elementi come l’amore romantico e il rispetto dell’istituzione famiglia, che una volta rendevano stabile e forte quest’ambiente educativo, adesso non riescono a tenere insieme le famiglie, tanto che il numero di divorzi è aumentato e, allo stesso tempo, si sono venuti a formare nuovi modelli familiari: famiglie monogenitoriali, con genitori omosessuali, famiglie di fatto, famiglie allargate, famiglie multietniche, famiglie ricostruite ecc…

Nonostante ciò, famiglia continua ad essere essenziale per permettere un sereno sviluppo sociale, perché da’ al bambino delle basi importati. Infatti è in famiglia che:
• Il bambino, come abbiamo già visto, viene a contatto per la prima volta con gli adulti di riferimento ai quali si lega attraverso l’attaccamento;
• Si inserisce per la prima volta all’interno di un tessuto sociale, ovvero la parentela;
• Apprende le prime regole del vivere sociale;
• Acquisisce quello strumento che è fondamentale per stabilire le relazioni sociali, ovvero il linguaggio.

La famiglia però, non sempre riesce ad assolvere a questi compiti, perché spesso è portata ad affrontare difficoltà di varia natura, è sempre più assorbita dal lavoro, ecc…
Infatti, ci sono casi in cui la socializzazione primaria dei bambini in età prescolare viene affidata all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia, proprio perché la famiglia non riesce ad essere presente.

Quindi, mentre in passato la famiglia ha sempre detenuto il compito di educare e la scuola quello di istruire, adesso la scuola è gravata da compiti che prima appartenevano solo ed esclusivamente alla famiglia.
Tali compiti riguardano l’educazione affettiva e la socializzazione primaria, oltre che, ovviamente, la socializzazione secondaria.
Tra tutti gli ordini scolastici, quello che offre adeguate opportunità di crescita sia affettiva che sociale, è la scuola dell’infanzia; perché l’approccio che si ha è meno contenutistico, cioè ci si concentra di meno sul trasmettere contenuti e più sulla crescita del bambino che si trova a fare esperienza diretta di vivere sociale stando proprio insieme ai suoi compagni di classe.
Un discorso a parte va fatto, purtroppo, per la scuola elementare che, in passato rappresentava un motivo di vanto per il nostro paese, dato che era apprezzata in Europa perché riusciva a fornire in maniera metodologicamente corretta i contenuti e allo stesso tempo riusciva ad offrire ai bambini occasioni di crescita e socializzazione.
Oggi purtroppo è stata impoverita perché, per ragioni economiche, è stato imposto il maestro unico, e di conseguenza, si è dovuto fare qualche taglio ai programmi, alle attività di gruppo, di recupero e di sostegno.
Lo stesso vale per le scuole secondarie, sia di primo che di secondo grado, in cui si dovrebbe socializzare soprattutto attraverso la trasmissione di cultura e quindi istruendo.
Oggi però, i programmi ministeriali sono stati impoveriti al punto che ormai non riescono neanche a rispondere alle esigenze dei ragazzi contemporanei.

Ciò è dovuto al fatto che la scuola, come abbiamo detto, è gravata anche da altri compiti che sono quelli che spetterebbero alla famiglia, e che quindi non riesce ad assolvere appieno se non c’è la partecipazione da parte della famiglia, che il più delle volte (soprattutto alle medie e al liceo) è del tutto assente.

Per cui la scuola si ritrova a doversi occupare sia di istruzione che di educazione e, non riuscendoci, si limita ad istruire e basta (per cui si parla tanto di scuola dell’efficienza, anziché di scuola inclusiva), ma non riuscendo (a causa dei tagli ai programmi) a fare bene nemmeno quello. Per cui davvero la scuola sta affrontando un periodo di crisi. E chi ne risente di più sono sicuramente i ragazzi che non riuscendo a trovare dei modelli di riferimento stabili né in famiglia né a scuola, vanno a cercarli nel “gruppo dei pari”.

. Con questo termine si indica un gruppo di adolescenti che intrattiene una relazione fondata sulla condivisione di esperienze e modi di pensare considerati importanti da tutti i membri del gruppo.
È possibile effettuare una distinzione tra gruppi di coetanei formali ed informali:
• I gruppi informali, sono aggregazioni di adolescenti che si formano in modo spontaneo, spesso senza perseguire intenzionalmente attività specifiche.
Questi tipi di gruppi sono composti da un numero ristretto di persone, e questo fa si che i rapporti si basino più sulle caratteristiche individuali di ciascuno, che su posizioni di ruolo.
• Al contrario, nei gruppi formali, vengono svolte attività di diverso tipo, promosse all’interno di movimenti o associazioni, con l’intento di perseguire obbiettivi specifici.
Questi gruppi, essendo composti da molte persone, vengono gestiti sempre da uno o più adulti (ad esempio nei gruppi sportivi o religiosi).

Avendo visto che la scuola fallisce nel porsi come istituzione socializzante, e che la famiglia non è più l’istituzione educativa che era un tempo, il luogo della socializzazione, essendosi trasferito nel gruppo dei pari, porta l’adolescente a specchiarsi in altri che lo rispecchiano a loro volta. Quindi per usare una metafora si può dire che l’adolescente si “specchia in uno specchio rotto”.

Ciò porta, secondo Palmonari, al formarsi delle cosiddette “identità imperfette” (nel senso di incompiute e prive di una forma propria).

Hai bisogno di aiuto in Sociologia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email