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L’oss è un professionista che lavora sia nell’ambito dei servizi sociali sia dei servizi socio-sanitari.
Gli obiettivi di questi servizi è il benessere e la salute psicofisica dell’individuo, sviluppando la sua autonomia e cercando di intervenire per eliminare le condizioni di disagio della persona. Questi servizi hanno il dovere di occuparsi della persona nella sua globalità, e i loro compiti sono:
- prevenire e risolvere stati di bisogno
- sviluppare le capacità dell’individuo nel fronteggiare le situazioni
- risolvere il disagio e trovare interventi adeguati
Il contesto in cui l’oss lavora è sempre multidisciplinare e mai individuale, quindi integrata con altre figure professionali.

Le competenze che deve possedere un oss rientrano nell’ambito socio-sanitario agendo all’interno di ospedali e asl, e in ambito socio-assistenziale operando all’interno di comunità alloggio, case famiglia, centri diurni, ecc...

Le funzioni che un oss può assolvere sono:
- fornire assistenza diretta alla persona, nella cura e nell’igiene personale
- occuparsi della mobilità dell’utente e dell’assunzione dei pasti
- collaborare nella rivelazione dei bisogni
- collaborare alla programmazione di interventi assistenziali e condurre una valutazione
- attuare interventi di sostegno e aiuto all’utente e familiari favorendo l’integrazione sociale
- realizzare attività di animazione e socializzazione
- occuparsi del riordino e preparazione del materiale medico
- collaborare alla verifica della qualità del servizio

L’oss deve possedere determinati valori e principi morali. Il valore più importante è il rispetto della persona umana al di là di età, religione, etnia e sesso, e deve riconoscere ad ognuno la sua personale dignità. L’oss deve inoltre riconoscere ai suoi assistiti la capacità di essere protagonisti dei propri cambiamenti e la facoltà di autorealizzazione. Questi principi trovano fondamento nella Costituzione negli articoli 2, 3, 13.
L’oss deve inoltre seguire precisi principi di etica professionale, come:
- mantenere il segreto professionale
- garantire la continuità dell’intervento
- rispettare il lavoro degli altri, non può quindi svolgere mansioni che non gli competono
- avere al consapevolezza dei propri limiti e delle difficoltà che incontra

L’oss nello svolgere il proprio lavoro può incorrere in alcuni rischi. Il troppo coinvolgimento emotivo può portarlo ad un esaurimento: in questo caso si ha la “Sindrome da burnout” cioè sindrome caratterizzata da esaurimento emozionale, depersonalizzazione e riduzione delle capacità personali. Analizzando la definizione, l’esaurimento emozionale si ha quando l’oss perde interesse nei confronti del proprio lavoro, la depersonalizzazione si manifesta invece nel momento in cui l’oss assume atteggiamenti spiacevoli e inadeguati nei confronti degli utenti e si relaziona in modo freddo indifferente, infine la riduzione delle capacità personali riguarda un calo dell’autostima e una diminuzione della fiducia nelle proprie abilità. Le cause del burnout possono essere endogene derivanti da dinamiche psicologiche, o esogene inerenti all’organizzazione del lavoro, rapporto con i colleghi ecc...

Un altro rischio in cui può incorrere l’oss è l’assumere un atteggiamento salvifico, cioè credere di poter risolvere tutte le situazioni difficili, atteggiandosi da “salvatori” della persona in difficoltà. Questo non permette di considerare in maniera obiettiva tutti gli aspetti della realtà. Ciò che l’oss non deve mai dimenticare è che non sempre potrà raggiungere il massimo dei risultati e risolvere tutte le situazioni che si presentano.
Un’insidia comune è quella di credere che l’assistito si sia meritato il proprio destino e a volte si tende a considerare il soggetto il responsabile del proprio male: colpevolizzare l’utente è un rischio assolutamente da evitare.
Una tentazione dell’oss può essere quella di sentirsi in una posizione di superiorità rispetto all’utente e credere di avere le facoltà di esprimere giudizi morali sui suoi comportamenti: questo diventa un ostacolo alla relazione di aiuto.
Può capitare infine che l’oss, per sentirsi utile e gratificato, anticipi i bisogni dell’utente rispondendo a esigenze inespresse o inesistenti per sopprimere il senso di inutilità, come ad esempio imboccare l’anziano anche se sa mangiare da solo, ma ci metterebbe troppo tempo. Sostituirsi all’assistito è una mancanza di rispetto della persona perché si invade la sua emotività e non fornisce occasioni di sviluppo.

L’oss per svolgere il suo lavoro deve possedere alcuni strumenti, tecniche e abilità, come una sorta di “cassetta degli attrezzi”.

La relazione di aiuto è uno degli strumenti più importanti dell’oss per entrare in contatto con gli utenti, e per farlo deve possedere delle qualità umane specifiche come sensibilità, onestà, empatia, rispetto, e delle abilità tecniche come la comunicazione efficace, evitando la comunicazione inefficace.

Le tecniche di comunicazione efficace permettono all’oss di instaurare un rapporto positivo con l’utente. Queste tecniche sono:
- ascolto: richiede impegno per cogliere i messaggi della comunicazione verbale e non. Bisogna valutare bene quando intervenire e quando è necessario il silenzio, molto utile per permettere all’utente di riordinare le idee e riflettere arrivando autonomamente ad una soluzione.
- riaffermare: ripetere all’interlocutore l’aspetto centrale del discorso per far capire che siamo attenti alle sue parole e per avere conferma di aver compreso.
- rispecchiare: permettere all’utente di formulare il suo pensiero, le sue opinioni e i suoi sentimenti.
- chiarificare: chiedere all’interlocutore di ripetere il senso interno di un messaggio.
- focalizzare: aiutare l’utente e concentrare l’attenzione sull’argomento centrale senza divagare, ma se l’utente è riluttante a parlarne allora meglio non insistere.

Le tecniche di comunicazione inefficace invece, che l’oss dovrebbe sempre evitare, ostacolano la relazione di aiuto e si fondano sull’incapacità di ascolto. Le tecniche possono essere:
- rifiutare: si evita di affrontare un argomento
- disapprovare: atteggiamenti che esprimono giudizi sui comportamenti dell’utente
- stereotipare: l’oss non deve considerare i soggetti come appartenenti a determinate categorie, ma valorizzarne l’individualità.
- banalizzare: fornire risposte superficiali e generiche minimizzando le sue difficoltà

- cambiare argomento: indice che non si è attenti all’interlocutore, quindi l’oss non deve scegliere l’argomento ma dare la possibilità di esprimersi all’utente.

Un’altra abilità che l’oss deve possedere è l’abilità di counseling, cioè sostenere una conversazione con un interlocutore che presenta un disagio esistenziale. Per fare ciò bisogna invitare l’utente a parlare ma non con un invito diretto, bensì offrendo un feedback riguardo a ciò che si è notato nella persona osservandola.
Se l’utente è disposto al dialogo bisogna considerare il tempo e la situazione: se non sono adeguati si rimanda la conversazione, se invece sono opportuni allora si invita l’utente a proseguire, ascoltandolo e entrando in sintonia con lui. In questi casi è importante valorizzare il soggetto e non giudicarlo, evitare di esprimere i propri vissuti emotivi e fare in modo che l’utente arrivi da solo alla soluzione, e per fare ciò non bisogna imporre soluzioni, ma lasciare che l’utente possa autodeterminarsi. L’unica circostanza in cui l’oss deve intervenire è quando le soluzioni dell’utente possono creare pericolo per sé e per gli altri. Per aiutare la persona a trovare la soluzione adatta bisogna incoraggiare l’utente a prendersi il tempo necessario per decidere, usare tecniche comunicative efficaci e invitare l’assistito a considerare tutte le possibilità.

Un altro strumento fondamentale è un piano di intervento individualizzato realizzato da un’equipe che si occupa dell’assistito. Un piano di intervento si realizza in tappe:
- analisi della situazione: analizzare il caso del soggetto
- analisi dei bisogni: individuare i bisogni dell’utente
- identificare le risorse: valorizzare gli elementi positivi interni al soggetto (abilità, hobby, tratti positivi) ed esterni (famigliari, amici)

- identificare obiettivi: individuare le mete che l’utente deve raggiungere
- piano d’azione: stabilire le attività che l’utente dovrà svolgere ei tempi necessari previsti
- valutazione: si valuta l’intervento sia in corso d’opera sia alla sua conclusione, considerando il percorso effettuato e l’eventuale raggiungimento degli obiettivi.

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