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Mobilità intergenerazionale

La mobilità può essere intragenerazionale, quando riguarda le posizioni di uno stesso individuo nel corso
della vita, oppure intergenerazionale, quando sono messe a confronto le posizioni sociali di due o
più generazioni (tanto più alta la mobilità, quanto minore è il numero delle persone che esercita la
professione del padre).
È importante distinguere il tasso netto da quello lordo di mobilità intergenerazionale. Quando si verificano
grandi trasformazioni sociali, come quelle causate dai processi di industrializzazione, si creano
occasioni di nuove occupazioni e di trasferimento di lavoratori da un settore (settori economici)
all'altro. Spesso non si tratta che di una mobilità orizzontale camuffata, una forzata adattabilità della
manodopera alle esigenze del mercato. Se la mobilità è verticale, si definisce lorda quando è
determinata da queste modificazioni strutturali, come si è verificato nelle società moderne, in cui la
M. ascendente ha superato quella discendente, perché sono aumentate le posizioni centrali e di
vertice. Si definisce invece netto il tasso di mobilità , una volta detratti gli effetti delle trasformazioni
strutturali: chiaro che è il tasso netto il vero indicatore di "apertura" di una data società.
Tra i numerosi fattori di mobilità vanno ricordati anche la differenziazione sociale, causata dalla
divisione del lavoro; la crescita demografica, la quale, non essendo la stessa per tutti gli strati sociali
facilita travasi; l'istruzione, che molti giudicano fattore per eccellenza di mobilità.
La mobilità può essere favorita o scoraggiata da norme (promozionali o punitive), da eventi bellici o
rivoluzionari. Giocano infine fattori individuali, l'ambiente sociale di appartenenza, il livello di
disponibilità finanziaria, le abilità e le motivazioni personali.
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