HaebyB di HaebyB
Ominide 69 punti

Gruppo intermedio:


• Famiglia: legame indissolubile, di sangue;
• Gruppo dei pari(es.amici): legame in cui circola affettività

Gruppo secondario:

• Ambito lavorativo
Il gruppo secondario non si sceglie, è un gruppo strumentale che deve raggiungere un qualsiasi obiettivo.

“Il concetto di Azione e Interazione sociale”

Azione: Tutto ciò che facciamo. Può essere volontaria o involontaria.
Interazione: Si ha quando due o più persone sono in presenza l’uno dell’altra e tendono ad influenzarsi tra di loro. E’ una vera e propria comunicazione ed in esso possiamo distinguere
1. Un lato esterno: il messaggio verbale, il contenuto, ciò che io dico, come lo dico (gesti e mimica facciale);
2. Un lato interno: ciò che io penso, ciò che sento (emozioni).
Il soggetto che interagisce cerca, il più delle volte, di interpretare il lato interno dell’altro. Si ha, quindi, il decentramento (tipico dello psicologo), ossia la capacità empatica (em-phatos=sentimento dell’altro), cioè di uscire dal proprio Io per cercare di capire l’altro.
L’interazione presenta, inoltre, alcuni elementi fondamentali:
• Partecipanti: soggetti che interagiscono;
• Scena: circolazione degli elementi psicologici attorno ai partecipanti;
• Centri di attenzione: contenuti che si affrontano.

“Il concetto dell’ IO e del SE’ “

• L’Io : percezione che ho di me stesso;
• Il sé : percezione che l’individuo ha grazie agli altri (concetto legato all’autostima). Si forma grazie alle realizzazioni personali o anche grazie a ciò che dicono gli altri sul mio conto, anche se, a volte, ciò che gli altri dicono non sempre corrisponde a ciò che il soggetto pensa di se stesso (es. In una gara, gli altri dicono che puoi farcela a vincere e tu pensi il contrario).

I tre livelli del sé:

1°livello:
1. Sé soggetto: percezione che ho di me stesso come un qualcuno che sta compiendo una determinata azione (es. Io che scrivo sul pc questi appunti);
2. Sé oggetto: percezione di me stesso in un determinato contesto sociale (es. Io che vado ad una conferenza);
3. Sé unico: è il sé che si protrae nel tempo e il soggetto ne ha la consapevolezza (es. Un’abitudine che avevo fin da piccola e la ho ancora).

2°livello:
1) Sé contingente: Impressioni che restano nella mente (es. trauma).

3°livello:
1. Sé concettuale: legato all’autostima che il soggetto ha di se stesso;
2. Sé indipendente: Il soggetto tende a soddisfare solo i propri bisogni;
3. Sé interdipendente: Il soggetto tende ad aiutare gli altri utilizzando le proprie capacità.


“Tipi di reti”

Per Rete si intende una struttura, un insieme di interazioni.
 Rete personale: comprende tutte le relazioni dell’individuo;
 Rete globale: è la rete grazie alla quale riusciamo a tener conto di tutte le relazioni esistenti nella società (es. social network);
 Rete settoriale: è la rete che fa riferimento ad una determinata relazione tra persone in un dato ambito.
 Rete a maglie larghe: è la rete che comprende tutti i rapporti meno “fitti” e ciascun individuo ha molti rapporti con altri individui pur non conoscendosi a fondo fra di loro;
 Rete a maglie strette: è la rete in i soggetti si conoscono fra di loro.

“I gruppi”

Le persone sono in gruppo solo se c’è:
 Contatto sociale diretto E significativo: I membri del gruppo devono interagire fra loro;
 Coscienza di gruppo: Il “gruppo” può essere così definito solo se c’è il senso di appartenenza;
 Organizzazione e funzionamento di gruppo: Il gruppo deve essere ben organizzato internamente ed ogni individuo deve avere un ruolo specifico.

Differenza tra:
a) Aggregati sociali: Insieme di persone che si trovano nello stesso spazio per varie ragioni (es. autobus, sala d’attesa del medico);

b) Categorie sociale: Insieme di persone che condividono caratteristiche di interesse per la vita sociale.

Evoluzione dei gruppi:
1) Il gruppo a confronto con l’individuo (Prima della II Guerra Mondiale): Gli studi sui gruppi erano molto superficiali. Veniva analizzato solo ciò che il gruppo produceva e non cosa accadeva al suo interno, le strutture e i suoi processi.
2) Il gruppo sistema funzionale (Dopo la II Guerra Mondiale): Non si mette a confronto più l’individuo con l’intero gruppo ma si cerca di capire come funziona quest’ultimo.

“Il concetto di coesione”

Con la parola coesione (compattezza, unione) si intende la tendenza del gruppo a sopravvivere mantenendo intatte struttura e composizione. Più ci sarà coesione, più il gruppo resisterà nel tempo.
Se ci sono, però, forze disgregatrici interne (es. comportamento di resistenza passiva) il gruppo coeso dovrà meta comunicare con queste ultime, altrimenti bisognerà emarginare la presunta forza disgregatrice dal resto del gruppo.
La coesione dipende sempre:
 Dai rapporti tra i membri del gruppo (le relazioni hanno un certo grado di profondità);
 Dal senso di appartenenza al gruppo (il “Noi”);
 Dall’attaccamento al gruppo (i membri sono legati al gruppo, anche psicologicamente).
L’idea di coesione è sicuramente positiva sia nei gruppi primari che in quelli secondari poiché c’è maggiore serenità e soddisfazione all’interno di essi.
Il gruppo coeso può risultare anche “terapeutico” in quanto può aiutare un qualsiasi appartenente al gruppo stesso in vari problemi (es. tossicodipendenza, alcoolismo). In questo caso parliamo di GRUPPO ESPERIENZALE, ossia un gruppo formato da un conduttore (psicologo) e da altri individui che intendono confrontarsi con i problemi di altri soggetti, affinché questi provino una sorta di conforto.

“Il concetto di leader e di leadership”

Per leader si intende una persona che ha uno status-sociale diverso, la sua posizione sociale, infatti, sarà al vertice di tutto.
 Posizione: Posto che l’individuo occupa nella gerarchia sociale;
 Status: Grado di considerazione sociale che riveste una determinata posizione. Concetto legato al prestigio sociale (valore, credibilità dell’individuo);
 Ruolo: Insieme dei comportamenti ritenuti idonei per quel tipo di posizione e status.

Non esiste una fisionomia precisa del leader. Alcuni, però, affermano che il leader debba avere alcune delle seguenti caratteristiche:
 Sono più intelligenti degli latri, ma non troppo;
 Sono socievoli;
 Sono sicuri di sé;
 Sono abili nella dialettica;
 Tendono a mettersi in evidenza.

Per leadership si intende il modo, la modalità e le caratteristiche con cui il leader esercita il proprio potere di leadership, ossia il modo in cui il leader gestisce il “potere”.

“Tipi di leadership”

Leadership autoritaria:
o Il leader impone le decisioni da sé, senza consultare il gruppo;
o Lo stile che viene utilizzato è direttivo (diretto a prendere decisioni immediatamente);
o Non lascia molta autonomia decisionale;
o Muove delle critiche ai singoli;
o Tende a controllare personalmente l’operato dei singoli;

o Non insegna agli altri come fare ma tende a sostituire gli altri nel fare;
o Comunicazione monodirezionale (o a stella), ossia dal centro alla periferia.

Leadership democratica:
o Il leader prende decisioni solo dopo aver consultato il gruppo;
o Basata sulla confidenza, collaborazione, distribuzione della responsabilità;
o Comunicazione a rete;
o Il leader non critica gli altri ma cerca soluzioni migliori
o Controlla l’operato degli altri ma solo per individuare eventuali difficoltà e difetti e per responsabilizzare gli altri al miglioramento;
o Ha fiducia nell’operato altrui.

Leadership laissez-faire:
o L’atteggiamento del leader è molto permissivo, tendente a deresponsabilizzare il proprio ruolo e quello degli appartenenti al gruppo;
o Profondo disinteresse nei confronti delle attività e della vita di gruppo;
o Il leader non puntualizza, non argomenta, non discute, non analizza, non va a fondo, non crea confronto fino a produrre apatia.

Leadership autorevole:
o Leadership legata fortemente al concetto di “carisma”(*)

Leadership del compito e socio-emotiva:
o La prima si occupa delle produzioni e degli aspetti strumentali del gruppo (Cfr. Idea’s men);
o Il leader si occupa molto più di fatti concreti;
o La seconda, al contrario, si occupa delle emozioni all’interno del gruppo;
o Il leader è definito “leader relazionale” proprio perché si occupa delle relazioni all’interno del gruppo.

(*) Il concetto di carisma:
Nel cristianesimo il carisma era un dono divino che lo Spirito Santo largiva ad un credente affinché venisse utilizzato a favore della collettività.
Max Weber affermò che all’origine dei movimenti religiosi vi è sempre stata una figura carismatica. Successivamente, il sociologo trasportò questo termine dall’ambito religioso a quello politico e con carisma si andò ad indicare quella qualità del leader che riesce ad ottenere obbedienza e rispetto in virtù delle proprie capacità personali. I membri del gruppo seguono il leader carismatico o per la sua personalità e per le capacità dimostrate (es. Alessandro Magno) o per la posizione sociale che occupa.
Il potere del leader carismatico è instabile perché è legato alla persona fisica e quindi è soggetto a scomparire con la morte del capo carismatico. Per questo motivo si definisce un potere informale .

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