Ominide 2147 punti

Disoccupazione e flessibilità

Nel libro ‘’la grande trasformazione’’ Polanyi descrive la comparsa dei disoccupati come una nuova categoria di poveri, sorta in seguito alla legge inglese sulla povertà del 1834, dove il disoccupato veniva descritto come un ‘’povero non meritevole’’.
Ci sono varie tipologie di disoccupazione che hanno caratterizzato l’evoluzione delle società industriali:
-disoccupati che ambiscono trovare un lavoro un lavoro , si tratta di soggetti che provengono da contesti agricoli o immigrati per i quali un lavoro rappresenta anche l’ingresso nella società;
-coloro che vivono in un contesto industriale, ma che per motivi di crisi generale sono stati esclusi dal contesto lavorativo. È il caso degli ‘’esodati’’ che per motivi aziendali o per l’imminente ingresso nella facia dei pensionati sono stati esclusi dal contesto lavorativo, ma con l’aumento dell’età pensionabile si trovano senza lavoro e senza pensione;

-i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, ma che non riescono a trovare un’occupazione stabile per la scarsità dell’offerta di lavoro. Rappresenta la disoccupazione propria del postfordismo che pretende un lavoro flessibile dettato dal mercato stesso che genera precarietà che si divide a sua volta in precarietà esistenziale (determinata dall’impossibilità di formulare progetti per il futuro), precarietà professionale (legata all’impossibilità di una carriera lavorativa) e precarietà sociale (pregiudicando l’identità e l’integrazione sociale della persona).

Hai bisogno di aiuto in Sociologia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email