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Cultura e classi sociali

Valori e credenze non variano casualmente, ma seguono linee di divisione sociale.
Classe e coscienza per Karl Marx
Nelle società complesse sono presenti strutture di diseguaglianze economiche e sociali. Queste disuguaglianze assumono caratteristiche riassunte con
il nome di classi.
La stratificazione in classi è diversa rispetto per esempio a due sistemi tradizionali:
- il sistema indù delle caste (che divide l’insieme della società in gruppi ereditari distinti e gerarchicamente ordinati, con contrapposizione
tra puri e impuri)
- il sistema dei ceti degli stati feudali (con una struttura basata sul valore del sangue: si classificavano le persone in base al ceto a cui si
apparteneva per nascita, non in base alla ricchezza).
Le strutture tradizionali di disuguaglianza avevano, comunque, una caratteristica comune: ognuno non poteva cambiare il proprio status e allora si

erano sviluppati sofisticati sistemi di legittimazione religiosa dell’ordine sociale.
Con la nascita del capitalismo, con le rivoluzioni inglese e francese i sistemi di giustificazione e legittimazione crollano ed emergono nuovi valori,
legati all’idea dell’uguaglianza.
Dal XVII secolo anche le dottrine filosofiche insistono sulla naturalità dell’uguaglianza, ovvero il contrario della credenza precedente (naturalità della
disuguaglianza).
Karl Marx pone l’accento sulle classi sociali, al centro di tutta la sua opera. Per lui esse hanno un fondamento prevalentemente economico ed esistono
due classi principali:
- la borghesia, proprietaria dei mezzi di produzione
- il proletariato, che possiede solo la propria forza lavoro e deve venderla per sopravvivere
Marx distingue tra «classe in sé» (ovvero la collocazione oggettiva delle persone) e «classe per sé» (che fa riferimento alla dimensione soggettiva, alla
presa di coscienza degli individui di appartenere a una comunità).
Egli afferma anche che c’è una struttura economica che determina una sovrastruttura politica e giuridica: tutta la realtà è cioè un riflesso dei rapporti
economici sottostanti.
Marx pone anche l’accento sulla nozione di pratica e sulla necessità di analizzare concretamente la vita materiale. La pratica di cui parla Marx è:
- quella lavorativa con cui si riproducono le condizioni dell’esistenza
- quella trasformatrice dei rapporti sociali di produzione
Marx sostiene inoltre che la coscienza di classe emerga con l’omogeneità interna ad una classe (riduzione differenza di lingua, religione ecc.) e
concentrazione delle forze produttive nello stesso luogo (i grandi stabilimenti facilitano la comunicazione tra i membri della stessa classe).
Classi e ceti secondo Weber
Mentre Marx voleva il crollo del capitalismo, Weber si poneva interrogativi sulle origini di esso. Nella sua formazione, Weber fu influenzato dal
marxismo. Weber era preoccupato che la sua opera fosse solo vista come un rovesciamento della tesi marxiana.
Mentre per Marx le classi si collocano all’interno dei rapporti di produzione, per Weber il luogo privilegiato entro cui si costituiscono è il mercato.
L’enfasi è posta sulla distribuzione più che sulla produzione.
Marx ha parlato di proprietari e non proprietari, Weber aggiunge due rapporti: il rapporto tra creditori e debitori e il rapporto tra venditori e
compratori.
Oltre alla classe, Weber analizza la stratificazione per ceti. Mentre le classi sono legate alla sfera economica, i ceti sono situati nella sfera della
cultura. Soggetti che fanno parte di classi diverse possono far parte dello stesso ceto, e viceversa. Il ceto tende alla chiusura sociale e la sua
caratteristica è la ricerca di prestigio sociale.
Weber utilizza il termine «affinità elettive» (di Goethe) per sottolineare il carattere non deterministico, ma reciproco e bilaterale tra la realtà
economico-sociale e la configurazione culturale, con valori morali e religiosi.
Presenta studi comparati nei quali mostra diversi orientamenti religiosi:
- un orientamento religioso mistico, in cui l’individuo diventa un tutt’uno con la divinità, e il singolo cerca la salvezza per sé (tipico delle
religioni orientali, dell’Asia e soprattutto dell’India). Questo orientamento prevede la presenza dominante di strati intellettuali elevati.
- quando si forma uno strato ierocratico, cioè un gruppo di individui dediti alla cura professionale del culto, esso tenderà a sottoporre la
salvezza a suo diretto controllo. La religiosità presenta dunque un carattere ritualistico.

- Gli strati guerrieri cavallereschi risultavano estranei ad atteggiamenti mistici, ma erano incapaci di avere una visuale razionalistica. La
loro forma di religiosità faceva perno sull’idea del destino.
- lo strato contadino, la cui esistenza era legata alla produzione della terra, manifestava un’affinità con una religiosità di tipo magico,
rivolta a procurarsi i favori degli spiriti.
- gli strati borghesi non vivono solo sulla terra come i contadini, ma hanno una condotta di vita orientata razionalmente. E’ a loro affine,
dunque, una religiosità che prospetti una regolamentazione etica. Questa religiosità si è storicamente manifestata nelle religioni profetiche
(come il cristianesimo) con cui i credenti si sentivano strumenti di Dio.
Weber vuole altresì dimostrare la tesi che il capitalismo moderno sia stato favorito dalla diffusione della religione protestante dopo lo scisma seguito
alla Riforma. Secondo lui la classe portatrice dello spirito del capitalismo non è la borghesia tradizionale, ma la media borghesia industriale. Egli
individua una configurazione di valori del capitalismo:
- la concezione del guadagno come fine in sé (non come mezzo per raggiungere qualche altro fine, per soddisfare bisogni materiali, ma per
investire in nuova ricchezza)
- l’idea del dovere professionale (il singolo sente un’obbligazione morale verso la sua attività professionale)

L’ethos capitalistico, per affermarsi, si dovette dunque scontrare con un modo di comportarsi tradizionalistico.

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