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Crisi della società e lavoro minorile


Oggi viviamo in una società in cui l’anonimato dei mercati ha oscurato i volti dei soggetti, i volti di chi soffre e la nostra vita. Oggi ci sono, anche se noi non li vediamo, gli schiavi del lavoro sommerso. Il lavoro minorile aumenta sempre di più.Oggi il traffico, il frastuono hanno assordato la voce delle persone, la voce delle nostre coscienze, delle nostre gioie, delle nostre libertà. Oggi, nella nostra società dei consumi, è diventata attuale la parabola dei ciechi: tutti i ciechi insieme, tenendosi per mano, camminano appresso ad uno (il capo), che può essere il prete, il politico o uno che non vede e non si vede. Tutti questi ciechi, ignari e giulivi, vanno verso la caduta, la catastrofe, la decadenza.Perciò bisogna riscoprire i valori dell’uomo, quelli semplici ed ingenui, che però sono i più potenti, come ad esempio i valori del sapere, della dignità, del rispetto reciproco, dell’educazione. Bisogna ridare dignità al lavoro, allo studio, alla civiltà. La civiltà è l’insieme delle caratteristiche materiali, sociali, culturali che identificano un popolo, una nazione. Oggi ci sono ancora molti poveri nel mondo, molti vivono in condizioni disumane: la globalizzazione ha portato tanta povertà e tanta ricchezza. Non bisogna reagire con le armi, ma combattendo la povertà, la disoccupazione. Quando tante donne non vengono istruite, è difficile che esse possano essere consapevoli dei loro diritti, perché la vita non è fatta solo di doveri, ma anche e principalmente di diritti.Il benessere, la ricchezza rende veramente felici? Bisogna ribellarsi alla dittatura della felicità a tutti i costi, altrimenti si rischia l’esclusione dalla società. La felicità è un luogo immaginario come lo è il paradiso. È più facile cercare la felicità che trovarla. La felicità è un dono, più che una meta. Hegel, quando affronta questo problema, dice che il matrimonio è la tomba dell’amore. Il concetto di felicità varia da cultura a cultura: ci sono culture che non conoscono la nostalgia, la collera. È saggio non arrabbiarsi nella società in cui viviamo: a star meglio si può imparare, a essere felice no. Porsi come solo obiettivo quello di essere felice porta all’infelicità. Felice è chi non si pone il problema di esserlo. Aspettarsi la felicità da Dio? No. In questo tema l’ateismo non è per tutti, anzi è per pochi. Einstein diceva: “non riesco ad immaginare un Dio che premia e punisce gli oggetti della sua creazione, i cui fini siano modellati su quelli degli uomini, un Dio che non è che il riflesso della fragilità umana, né posso credere che un individuo sopravviva alla morte del suo corpo, sebbene gli animi deboli nutrano tali opinioni per paura o per ridicolo egoismo. La religione insegna la pericolosa assurdità che la morte non è la fine.” Il significato della parola altare deriva dal latino adolere che significa far bruciare: l’altare nella religione ebraica è la tavola su cui si compiono i sacrifici delle vittime, degli animali, in omaggio al proprio Dio. Oggi i Ponzio Pilato, cioè quelli che se ne lavano le mani, aumentano. Aumenta l’egoismo e non la giustizia sociale, le guerre e non la pace.
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