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Rinnovamento italiano nel Settecento

Per Rinnovamento italiano in letteratura si intende il periodo durante il quale l’Illuminismo si diffuse nella penisola anche se alcuni cenni di svecchiamento della cultura avevano cominciato a farsi strada verso la fine del Seicento. Gli influssi stranieri, peraltro già presenti nell’Arcadia, si fanno più evidenti a tal punto da minacciare la tradizione italiana a favore di quella inglese e francese. Sorsero così vari gruppi rinnovatori, chiamati a volte Accademie che operavano con intenti e modalità diverse:
• Accademia dei Granelleschi, a Venezia, promossa dai fratelli Gasparo e Carlo Gozzi
• Accademia dei Pugni, fondata a Milano da Pietro ed Alessandro Verri, un gruppo rivoluzionario ed estremista, persino nel nome, sorta con lo scopo di scandalizzare e stupire i reazionari, ma positiva e concreta nell’operare un rinnovamento costruttivo. Infatti essa si occupava di nuove tecniche, di produzione agricola e manifatturiera
• I rinnovatori di Napoli, imbevuti di una maggiore cultura filosofica e giuridica come era nella tradizione napoletana, e pertanto molto esperti di legislazione e di istruzione, convinti che lo stato avrebbe dovuto essere laico e libero da legami secolari che gli impedivano di crescere.
Occorre, però precisare che il Rinnovamento non si sviluppò sotto il segno dell’anticlassicismo, bensì sotto l’insegna di un ideale classico diverso, che col tempo si era perso, e il cui scopo era di essere aderente ai problemi e alle aspirazioni della società. La prima crisi causata dal Rinnovamento si ebbe nel culto della forma e nella ricerca di una letteratura erudita e considerata inutile. Si fece così strada una letteratura orientata verso interessi civili, intesa come mezzo di educazione dei cittadini, di divulgazione della scienza e a volte anche pronta a collaborare con i governi illuminati. La situazione italiana fu, tuttavia, piuttosto variegata perché si aveva
• un Piemonte la cui monarchia sembrava essersi pentita di quel poco che aveva concesso al popolo ed arrivò a far imprigionare Pietro Giannone,
• una Lombardia con un governo molto aperto, capace dui rinnovare l’istruzione pubblica e di censire il catasto con la collaborazione della classe aristocratica e degli intellettuali borghesi,
• una Venezia in decadenza, senza rendersi conto che i tempi stanno ormai cambiando,
• una Toscana che pur avendo perso il suo primato culturale, vantava il governo più illuminato, avvalendosi anche di Illuministi estranei al Granducato,
• uno Stato Pontificio diffidente nei confronti di tutte le innovazioni,
• un Regno di Napoli che alternava momenti rinnovamento con il ministro Tanucci a residui di arrogante baronia nobiliare,
• una Sicilia in preda a rivolte e carestie continue priva di ogni rapporto concreto con l’Europa,
• una Sardegna ancora del tutto estranea alla penisola dal punto di vista culturale.
Occorre però sottolineare che il Rinnovamento non portò alla fine dell’Arcadia, intesa come distaccamento dal barocco, anzi si deve affermare che il secondo Settecento deve in gran parte la sua importanza ad una sorta di commistione fra leggiadria musicale dei salotti dell’epoca ed il fervore rinnovatore, di cui il Parini e il Metastasio sono gli esempi più significativi. Per questo si può sostenere che la raffinata atmosfera idillico-sensuale dell’Arcadia è di fatto la cornice all’interno della quale evolve il pensiero illuminista alla ricerca del Rinnovamento.
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