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Neoclassicismo e Preromanticismo


Il Neoclassicismo si sviluppa alla fine del Settecento, insieme al Preromanticismo. Tocca tutti gli ambienti artistici. Rinasce l’amore per tutto ciò che avevano rappresentato la Grecia e Roma Antica. Negli anni ’70 era stata scoperta la cittadina di Pompei ed Ercolano. Questa scoperta permise di capire come erano le città un tempo. Ne venne ricostruita la storia. Si riscopre l’amore per la classicità. Questa scoperta ebbe molto impatto in Europa, a tal punto che arrivarono archeologi da tutte le parti d’Europa. Si risvegliò l’interesse per Roma e la Grecia. C’era il bisogno di un ritorno ad un ambiente in cui rifugiarsi dopo tutte le rivoluzioni di quel periodo. Si cercava un ritorno all’ordine. Questa classicità venne imitata dagli artisti, ripresa e rimaneggiata, rivisitata in chiave più moderna. Dell’arte greca e romana si apprezzava la presenza di ordine, armonia e chiarezza. L’arte classica trasmette serenità e quiete, sentimenti di cui si sentiva il bisogno. Era possibile trovare pace e serenità interiore guardando un’opera classica, un senso di perfetto che dà pace. Canova cerca di imitare questa bellezza e perfezione. Degli esempi sono “Le tre Grazie” e “Amore e Psiche”, opere di Canova caratterizzate dalla perfezione e bellezza del nudo femminile. Si rappresentavano miti classici, ripresi anche da Foscolo soprattutto nelle “Grazie”.
È il periodo che continua l’Illuminismo per quanto riguarda l’importanza data alla ragione. Ne è l’esatto proseguimento. La poesia neoclassica prende le distanze dal Barocco, in quanto era ritenuto troppo estroso e quindi veniva rifiutato. Trattava di temi troppo rozzi. Davano, invece, importanza all’eleganza, armonia. Si favorisce il controllo delle passioni, bisognava trattenere e misurare l’espressione del sentimento. Si fece un grande ricorso al mito classico di greci e romani. Tutte le figure che rimandano ad Ulisse sono apprezzate. Ulisse rappresenta la ragione e l’astuzia, nei suoi viaggi utilizza sempre la razionalità, vincendo con l’uso di stratagemmi e inganni. Riesce a controllare le passioni.
In un’epoca di disordine e delusione, l’uomo ha bisogna di trovare risposte. La serenità che manca nella vita reale viene cercata nell’ordine e nell’armonia. I cambiamenti fanno paura, inquietano, bisogna rivoluzionare la propria vita. si guarda così alla classicità, vista come un mondo perduto e passato, cercando di riprenderne ciò che sembrava la soluzione migliore per i problemi di quel periodo. La Repubblica di Roma viene sentita con ricordo e nostalgia. Si cerca riparo in questo mondo.
Il vivere della socialità era diverso dal nostro. In alcuni autori si sviluppano altri sentimenti opposti, tipici del Preromanticismo. Si aveva un’attrazione verso l’irrazionalità, sentimenti negativi, amore per i luoghi solitari. Trovò molta espressione in questo periodo la letteratura cimiteriale inglese, che parlava spesso di cimiteri. La natura ha una forza e l’uomo si ritrova all’interno di essa. È il contrario del Neoclassicismo. Ci si faceva dominare dalle emozioni, si permetteva loro di manifestarsi in modo spontaneo ed esasperato. Si lasciavano uscire i sentimenti. Si dava importanza all’irrazionalità, al sentimento e alla soggettività. C’era una forte immedesimazione del poeta in ciò che provava, con un’esasperazione di questi sentimenti. La natura era vista come un luogo dove i poeti si rifugiavano, luogo in cui sentivano di poter esternare le proprie emozioni liberamente. L’io del poeta viene esternato molto ed è un elemento importante. Si ritrova questa caratteristica anche in Petrarca, dove la sofferenza veniva vissuta in luoghi ameni e in solitudine. Questo suo aspetto venne ripreso alla fine del Settecento. C’era la rappresentazione di una natura selvaggia, che rispecchiava lo stato d’animo del poeta. “Sturm un drang” fu un movimento letterario tedesco nato in questo periodo. Significa “tempesta ed impeto”, c’è un rimando alle passioni tormentose e ad una natura tormentata. I poeti esprimono con irrazionalità ciò che provano. Dicono no alle regole e no alla ragione. Adottavano un modo di vivere spontaneo, istintivo, repulsivo, di ribellione, rispetto a ciò che imponeva la società. “I dolori del giovane Werther” fu l’opera principale di questo movimento, scritto dall’autore tedesco Goethe. Il giovane vive i suoi sentimenti nella natura selvaggia. Influenzerà molto le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Foscolo.
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