La caduta di Giuseppe Parini

Il motivo dell’ode, la più famosa del Parini, scritta nel 1785, è l’affermazione della dignità dell’uomo e del poeta, il quale deve salvaguardare l’autonomia della propria arte, non ponendola al servizio di nessun potente.
Dall’ode si evince una concezione, della vita e della poesia, basata sul rispetto della giustizia e della verità. Parini, in particolare, considerava la poesia, non solo un impegno letterario, ma anche un obbligo civile.
Dall’ode emerge il ritratto di un uomo serio, onesto, impegnato quale il Parini fu, lasciandosi apprezzare, oltre che per le doti poetiche, pure per la coerenza con cui mise in pratica i suoi principi morali, difesi anche a costo della povertà e della solitudine.
In un giorno d’inverno, il poeta cade mentre sta camminando in mezzo al fango ed al traffico di Milano. Un passante lo soccorre, ma, riconoscendolo per l’artista da lui tanto apprezzato, si meraviglia di trovarlo in quelle condizioni, costretto a procedere solo ed a piedi, senza neanche l’agio di muoversi in carrozza. Poi pensa bene di dargli dei consigli per uscire dalla povertà: può mettere il suo genio poetico al servizio di qualche potente, in modo d’ingraziarsene il favore; può unirsi allo “stuol de’ clienti” che frequentano ed adulano quegli infimi individui i quali, entrati nelle grazie dei potenti, riescono ad influenzarne le decisioni; può, infine, darsi alla politica, traendo profitto dalla corruzione e dall’uso improprio del denaro pubblico. Alle parole dello sconosciuto il poeta risponde sdegnato che non metterà mai la sua arte al servizio dei potenti: meglio restare un cittadino povero, ma onesto, che umiliare la propria dignità di uomo e di poeta.

E quando, ormai vecchio, solo ed indigente, chiederà con discrezione aiuto agli uomini e questi si mostreranno insensibili a quella richiesta, troverà pur sempre conforto nella sua superiore coerenza di uomo onesto, che “né si abbassa per duolo, né s’alza per orgoglio”.
Dai versi finali emerge la determinazione del poeta che, nonostante la vecchiaia, gli affanni economici e gli acciacchi di salute, difende con orgoglio le sue scelte morali ed intellettuali.
L’ode è costituita da strofe di quattro versi, i primi tre settenari e l’ultimo endecasillabo, in rima secondo lo schema ABAB.
Dal punto di vista dello stile, l’ode si propone di trattare temi di alto impegno civile e morale, risolvendoli nella vivacità di una scenetta drammatica. Il linguaggio utilizzato dall’autore è nitido, raffinato, e, nel contempo, concreto e realistico, sull’esempio dei modelli classici cui il Parini si riferisce.

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