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Giuseppe Parini: biografia


Giuseppe Parini nasce a Bosisio, nell’ alta Lombardia, nel 1729, da una famiglia di umile origine. Nella sua giovinezza soffrì molto di appartenere ad una famiglia del popolo ma che poi, nell’ età adulta fu motivo di orgoglio. Grazie all’eredità di una prozia, ebbe la possibilità di studiare a Milano e abbracciò la carriera ecclesiastica, condizione per diventare erede, più per proseguire gli studi che per vera vocazione. D’altra parte, la via del sacerdozio, a quel tempo, era l’unica vita possibile per un giovane primo di beni. Nonostante questo, egli non tradì mai la dignità del ruolo sacerdotale e ciò è apprezzabile per un secolo così facile ai compromessi e alla vita semilaica o in molti casi addirittura spregiudicata dei famosi piccoli abati galanti.
A 23 anni pubblicò la prima opera Alcune poesie di Ripano Eupilino, dal gusto arcadico anche per la scelta degli argomenti, che gli permise di essere accolto nell’ Accademia dei Trasformati, dal carattere innovatore, ma con molta moderazione. Tale ingresso determinò in lui la vocazione di educatore. Infatti, a partire dal 1754, diventò precettore dei duchi Serbelloni. Tale contatto quotidiano con la nobiltà gli permise di avvertire la miseria spirituale di quel mondo fatto soltanto di vane apparenze, anche se ne subì il fascino.
Tre anni dopo pubblicò e rese noto ai Trasformati il Dialogo della nobiltà in cui immagina un colloquio nella tomba fra un nobile ed un popolano come espediente per dichiarare la sua certezza nell’uguaglianza di tutti gli uomini, conformemente alle nuove idee del secolo dei Lumi.
Nel 1762, prese le difese della figlia del musicista di cappella di casa Serbelloni che era stata schiaffeggiata ingiustamente dalla duchessa e, a seguito di questo episodio, si licenziò per entrare quasi subito nella casa del conte Imbonati.
L’anno successivo pubblicò la prima parte de Il Giorno, cioè Il Mattino e due anni dopo, la seconda parte, cioè Il Mezzogiorno. La fama del poeta fu molto rapida a tal punto che il ministro austriaco in Lombardia gli affidò l’incarico di librettista del Regio Teatro e quello di direttore della Gazzetta di Milano. Anche se questi due uffici pubblici lo distolsero un po’ dalla sua attività letteraria, egli continuò la redazione de Il Giorno e la composizione delle Odi.
Accolse con molto entusiasmo le prime notizie della Rivoluzione francese ed all’arrivo di Napoleone in Lombardia accettò con piacere di far parte della municipalità cittadina. Tuttavia, più tardi, fu esonerato dall’incarico per la sua ferma opposizione agli eccessi della corrente giacobina.
Morì nell’agosto del 1799, quando gli Austriaci ripresero il possesso della Lombardia, lasciando in parte inedita la sua opera più nota, Il Giorno.
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