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La Locandiera (1753)


I personaggi principali


1. Il marchese ed il conte: sono entrambi nobili. Il primo è di antica nobiltà, ma povero, e vive di espedienti. La sua frase preferita (“Son chi sono!”) mostra sia la sua superbia di aristocratico, sia la debolezza della sua posizione di fronte al conte, che ha di recente acquistato il titolo, ma è molto ricco, e finisce sempre per umiliare il rivale. Entrambi si dichiarano innamorati di Mirandolina, e le offrono regali (di diverso valore…) e protezione, ma non hanno mai ottenuto nulla da lei.
2. Il cameriere Fabrizio: rappresenta l’equilibrio perfetto tra sentimento e buon senso borghese: ama Mirandolina, ma nello stesso tempo è consapevole dei vantaggi economici che gli deriverebbero da un matrimonio con lei, il cui padre gliel’aveva raccomandata.
3. Mirandolina: è allo stesso tempo una donna d’affari, che non vuole “disgustare” i suoi clienti; una donna onesta, che li sa tenere a distanza; una donna astuta, che accetta regali spingendo i suoi pretendenti quasi a ringraziarla per questo; una donna vanitosa, a cui piace essere “vagheggiata e adorata” da tutti, soprattutto da chi la ignora, e che, ad un certo punto, rischia di restare vittima del suo gioco di seduzione.
4. Il cavaliere: “alla larga dalle donne!” è il suo motto. Egli teme le loro astuzie, e non vuole perdere la propria libertà innamorandosi o, peggio, sposandosi. I suoi discorsi iniziali sulla pochezza delle donne mirano a creare aspettativa nel pubblico per il suo primo incontro con Mirandolina.

I temi principali


1. La decadenza irreversibile dell’antica nobiltà di spada, e la critica feroce cui è sottoposta dalla cultura illuminista: i nobili che compaiono nella commedia fanno davvero una meschina figura.
2. La ragione: può essere il buon senso che manca ai nobili, i quali si rendono ridicoli inseguendo passioni e puntigli, oppure l’astuzia di Mirandolina nel cogliere i punti deboli del cavaliere che aveva osato resisterle; oppure ancora il buon senso della donna, che, alla fine, congeda i suoi spasimanti e sceglie la condizione di moglie di un uomo affine a lei per condizione sociale e che l’ama veramente.
3. La femminilità: è un motivo inquietante in molte commedie di G. Molto spesso le donne sono, insieme ai giovani, causa di crisi familiari o economiche, in quanto portatrici di valori (o disvalori) estranei al mondo maschile. Mirandolina rientra in questa tipologia, e la commedia descrive una vera propria campagna di guerra di una sola donna contro quattro uomini, ciascuno dei quali vorrebbe dominarla senza riuscirci. Anche la sua scelta finale a favore di Fabrizio non è una resa: quando l’uomo vorrebbe fare patti chiari, le gli risponde: “Che patti? Il patto è questo: o dammi la mano, o vattene al tuo paese!”.
4. La seduzione: è uno dei temi preferiti della letteratura del secondo ‘700, secolo che ha conosciuto una grande diffusione del romanzo libertino. Si tratta di una narrativa di argomento erotico, in cui però ciò che più conta non è tanto descrivere il raggiungimento dell’obiettivo, quanto piuttosto il complesso di astuzie e di strategie, paragonabili a quelle militari, con cui avviene la conquista. [FILM CONSIGLIATO: Le relazioni pericolose, di S.Frears, con M.Pfeiffer e J.Malkovich, tratto dal romanzo omonimo di Choderlos de Laclos: la storia di due perfidi seduttori, un uomo e una donna che portano rovina a tutti, fino ad autodistruggersi]. G., influenzato dalla critica illuminista al malcostume ed ai vizi degli aristocratici, non fa di Mirandolina una donna dissoluta, anzi, ne ribadisce più volte l’onestà; è però indubbio che il suo atteggiamento spregiudicato la accomuni ai cinici seduttori di alcuni romanzi francesi. Non per nulla il regista della commedia che abbiamo visto ha scelto come colonna sonora il Don Giovanni di Mozart: mitica figura di seduttore senza scrupoli, che finisce trascinato all’inferno. Anche Mirandolina, ad un certo punto, rischia grosso, ma riesce a salvarsi, rinunciando alla carriera di seduttrice dopo la sua più grande vittoria.
5. Il fine morale della commedia: è sottolineato da Mirandolina nelle sue parole di congedo dal pubblico: “e lor signori ancora profittino di quanto hanno veduto, in vantaggio e sicurezza del loro cuore; e quando mai si trovassero in occasioni di dubitare, di dover cedere, di dover cadere, pensino alle malizie imparate, e si ricordino della locandiera”. D’altra parte, G. stesso, nell’introduzione alla commedia, scrive: “Fra tutte le commedie da me sinora composte, starei per dire esser questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi soltanto vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa. Ma chi rifletterà al carattere e agli avvenimenti del cavaliere, troverà un esempio vivissimo della presunzione avvilita, ed una scuola che insegna a fuggire i pericoli, per non soccombere alle cadute […] Le donne che oneste sono, giubileranno anch’esse che si smentiscano codeste simulatrici, che disonorano il loro sesso, ed esse femmine lusinghiere arrossiranno in guardarmi, e non m’importa che mi dicano nell’incontrarmi: che tu sia maledetto!”
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