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Goldoni, Carlo - La Locandiera, Atto III, scena XVIII e scena ultima


Al suo interno si crea un gioco di ruoli: Mirandolina comprende che l'amore degli altri uomini si è mischiato ad altri sentimenti, come la gelosia e il desiderio di ricchezza, e pertanto cerca di dissuadere gli uomini che provano a corteggiarla fingendo di essere convinta dell'impossibilità dei sentimenti del cavaliere misogino.
Torna sui suoi passi, aveva da sempre rifiutato l'unico uomo a cui era stata predestinata, ovvero Fabrizio, ma ora si rende conto che, mentre gli altri tipi di amore non facevano per lei, aveva sempre avuto lui, che era rimasto ad aspettarla.
Mirandolina in questa occasione ha in mano la situazione, e ha il potere di prendere qualsiasi decisione: ciò determina che il ruolo della donna subisce un grande risvolto positivo, si afferma e si emancipa, diventando quasi superiore perché può scegliere liberamente.
Il modo di rispondere dei personaggi rappresenta in ogni battuta le loro idee: il marchese, infatti, ad esempio, ribadisce la sua intenzione di "comprare" in maniera vera e propria il suo amore.
Al rigo 65 si manifesta tutta la gelosia del cavaliere, e si allude addirittura a una dimostrazione di violenza; dopo di che questi approda a pensare che le donne non vadano solamente disprezzate, ma è necessario fuggirle perché sono pericolose.
Tra i righi 86 e 87 lo stile calca sulla negazione, per porre in risalto gli aspetti negativi dei sentimenti dei pretendenti.
Nel 97, poi, il conte riconosce le doti ammaliatrici di Mirandolina, aggiungendo che un uomo che la sente parlare non riesce a imporre la sua volontà ma cede necessariamente alle sue lusinghe.
La chiusura, infine, diventa una sorta di profezia, in quanto Mirandolina intima agli uomini che, chi per un motivo (perché l'ha amata, voleva comprarla, l'ha odiata) e chi per un altro (l'ha sposata), si ricorderanno tutti di lei.
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