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Opere politiche di Vittorio Alfieri


Della tirannide:è un breve trattato in cui Alfieri inizialmente si preoccupa di definire la tirannide, identificandola con ogni tipo di monarchia che ponga il sovrano al di sopra delle leggi e critica l’ideale del dispotismo illuminato: le tirannidi moderate, a suo avviso, velando la brutalità del potere tendono ad addormentare i popoli, quindi sono preferibili quelle estreme e oppressive poiché provocano l’insurrezione del popolo, portando alla conquista della libertà.
Egli inoltre esamina le basi su cui si appoggia il potere tirannico e le individua nella nobiltà che collabora col despota, nella casta militare mediante cui i sudditi sono oppressi e viene soffocata ogni possibilità di ribellione e in quella sacerdotale che educa a servire con cieca obbedienza.
Successivamente affronta il modo di comportarsi dell’uomo libero sotto la tirannide: egli per non farsi contaminare dalla generale servitù potrà o ritirarsi in solitudine, o ricorrere al suicidio, oppure potrà uccidere il tiranno, andando incontro alla morte. Si delineano così due figure: il tiranno e il liber’uomo, che sebbene siano tanto diverse, hanno un carattere comune: entrambe infatti sono impegnate ad affermare loro individualità superiore al di là di ogni limite; cogliamo per questo motivo in Alfieri una segreta ammirazione anche nei confronti del tiranno che, viene a incarnare l’affermazione di una volontà possente, assoluta e illimitata. A suo modo anche il tiranno è un uomo libero, in quanto la sua volontà non conosce vincoli. Lo scrittore stesso afferma nella dedica Alla libertà che abbandonerebbe volentieri la penna per la spada, cioè per agire concretamente nella realtà, ma rinuncia a farlo, dati i “tristi tempi” che negano ogni possibilità di azione. (Da un punto di vista più strettamente politico, Della tirannide rappresenta il momento più radicale e rivoluzionario della riflessione politica alfierana.)
Panegirico di Plinio a Traiano: notiamo l’affievolirsi dell’impeto rivoluzionario e dell’impegno attivo, in quest’opera Alfieri immagina un principe che spontaneamente deponga il potere facendo dono della libertà ai cittadini e guadagnandosi così l’eterna gloria.
Nel dialogo Della virtù sconosciuta dedicato alla memoria dell’amico Francesco Gandellini sviluppa il tema del modo di comportarsi dell’uomo libero, che ora non può far altro che ritirarsi in sdegnosa solitudine, rinuncia all’eroismo e sceglie volontariamente la non azione.
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