Smartphone in classe, chi viene beccato fa le pulizie

Attenti all'utilizzo dello smartphone in classe. Almeno questo vale per gli studenti dell'istituto tecnico industriale "Quintino Sella" di Biella. Il nuovo regolamento scolastico, in vigore da una decina di giorni, stabilisce infatti che in questa scuola il telefonino deve rimanere spento e tenuto nello zaino o nella giacca. Può essere acceso ed utilizzato solamente nel caso in cui siano i docenti a chiederlo e per attività scolastiche, come prevedono le nuove linee guida del ministero dell'Istruzione.

E se si aggira il divieto?

Nel caso di trasgressione, dopo un primo richiamo, lo studente vedrà ritirarsi il telefono, che verrà custodito nella cassaforte della vicepresidenza. Nel caso di un secondo richiamo, invece, è prevista la sospensione dalle lezioni, per uno o più giorni a seconda della gravità del fatto, e la convocazione della famiglia per concordare azioni educative adeguate. Il Dirigente scolastico e il Consiglio di classe, inoltre, avranno la possibilità di sostituire le sanzioni disciplinari con altri provvedimenti, comprendenti la collaborazione ai servizi interni della scuola - pulizie comprese - o ad altre attività a scopo sociale che possano costituire una riparazione e un ammonimento.

Scopa e paletta per chi usa lo smartphone tra i banchi

Il preside Gianluca Spagnolo, in un'intervista rilasciata a laRepubblica, ha commentato così l'iniziativa: "Li armiamo di scopa e paletta, oppure di strofinaccio, e li facciamo lavorare. I genitori? Abbiamo trovato piena condivisione da parte delle famiglie e ci fa piacere. D’altronde, il nostro obiettivo è insegnare ai ragazzi a limitare l’utilizzo di uno strumento che può essere utile quanto deleterio per l’allievo stesso. Molti di loro non capiscono che si può anche fare anche a meno del cellulare. Del resto fino agli anni '90 era così".

Divieto di smartphone. O forse no?

L'origine del divieto di utilizzo dello smartphone in classe, lo ricordiamo, risale al 2007 con la circolare n.30 del 15 marzo, firmata dall'allora ministro Fioroni. Sul documento si legge che "l'uso del cellulare rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente", e per questo il testo prefigura "sanzioni disciplinari", che prevedono anche "attività riparatorie di rilevanza sociale come la pulizia delle aule, attività di assistenza o volontariato". Tale provvedimento veniva rafforzato dalla direttiva del 30 novembre dello stesso anno: "la violazione comporta l'irrogazione delle sanzioni disciplinari appositamente individuate da ciascuna istituzione scolastica, nell'ambito della sua autonomia, in sede di regolamentazione di istituto". È dunque necessario che nei regolamenti di istituto siano previste adeguate sanzioni, compresa quella del ritiro temporaneo del telefono cellulare durante le ore di lezione, in caso di uso scorretto dello stesso. Nell'ultimo periodo, però, sotto l'impulso dell'attuale ministra, Valeria Fedeli, c'è stata un'apertura sull'argomento ed è stato emanato un decalogo sull'uso degli smartphone in classe, elaborato dal gruppo di lavoro istituito ad hoc.


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24 ottobre 2018 ore 16:30

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