Video hot della compagna di scuola su WhatsApp: 12 studenti puliranno la scuola

lucy.t.997
Di lucy.t.997

Un fenomeno in netto aumento quello del sexting tra gli adolescenti e i preadolescenti: questa volta a farne le spese è una ragazza di 14 anni al primo anno di un liceo scientifico nel centro di Milano.
Per piacergli di più”, questa la motivazione che ha spinto la studentessa a filmarsi con il telefono mentre si spogliava e successivamente a inviare il video al proprio fidanzatino.
Il ragazzo, volendosi far bello agli occhi degli amici del calcetto, aveva condiviso il video tramite Whatsapp; il tutto si è però risolto quando i genitori della ragazza hanno parlato con il papà e la mamma del giovane fidanzato.
Nessuna denuncia, la storia si era ormai sgonfiata: questo succedeva un anno fa. La storia è stata riportata da Il Corriere della Sera edizione Milano.

Una punizione esemplare

Purtroppo la storia non ha visto lì la sua fine; pochi giorni fa, l’ormai dimenticato video è saltato fuori di nuovo nel gruppo del liceo della giovane. Questa volta l’accaduto fa molto più scalpore, arrivando persino all’attenzione del preside del Liceo che decide di intervenire applicando “la pena più severa che si ricordi da vent’anni a questa parte”. E’ così che l’hanno definita i docenti dell’Istituto, vedendo dodici studenti sospesi dalle lezioni per ben dieci giorni. Ma non è tutto: i ragazzi sospesi non se ne potranno restare a casa, dovranno svolgere lavori utili alla scuola, come pulire aule, corridoi, cortile e biblioteca.
Nonostante la gravità della sanzione il preside non si ferma e continua ad avanzare: l’indagine interna infatti non è abbastanza, convince quindi i genitori della giovane a sporgere denuncia, questa volta, facendo partire un provvedimento penale.

Sexting e Revenge Porn, ragazzi inconsapevoli

"Ci capitano un paio di storie di questo tipo ogni mese, e l’indagine è particolarmente complessa perché il materiale di fronte alla legge è a tutti gli effetti pedopornografico, ma spesso il procedimento resta a carico di ragazzini con meno di 14 anni, dunque non imputabili — racconta Annamaria Fiorillo, pm del Tribunale di Milano per i minorenni —. La responsabilità ricade sui genitori e a livello penale il caso si chiude subito. Rimangono però gli strascichi a livello civile, chiediamo gli accertamenti ai servizi sociali".
L’inconsapevolezza è ciò che prevale in tutta questa storia: a confermarlo è Luca Bernardo, il direttore del Centro di coordinamento nazionale per il cyber bullismo. "Piangevano, quando li ha convocati il preside, non si erano proprio resi conto che far girare quel video era, al di là delle considerazioni di etica e di opportunità, un reato", queste sono state le dichiarazioni di Bernardo in merito alla vicenda.



Lucilla Tomassi
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